Covid, Usca sovraccariche: l’assistenza passa ai medici di base

BARI – La curva dei contagi, in Puglia, non scende. Non cala nemmeno nel Salento. Ecco perché occorre riorganizzare il personale in campo. A partire dalle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale che, su disposizione della Regione, non effettueranno più il monitoraggio telefonico giornaliero dei pazienti colpiti da covid ma che non hanno, fortunatamente, bisogno di ricovero ospedaliero. L’assistenza passa ai medici di base.

I motivi sono essenzialmente due: il primo, appunto, è perché le Usca sono impegnate con i casi che, se pur a casa, necessitano di assistenza fisica. Quindi non c’è più tempo per monitorare tutti i positivi stazionari che non hanno bisogno delle loro cure giornaliere.

Il secondo è che i medici di base ora stanno diventando sempre più centrali nella gestione del covid. Il monitoraggio giornaliero da parte loro consente non solo di alleggerire il carico delle Usca ma anche di poter attivare subito la richiesta per gli anticorpi monoclonali che in Puglia sono ora possibili. I monoclonali sono una speranza in più per bloccare la malattia, debellarla così da evitare il peggioramento delle condizioni con il conseguente arrivo in ospedale. Questa cura non è per tutti. Esiste una specifica categoria di pazienti candidabili alla somministrazione: “la popolazione candidabile al trattamento con gli anticorpi monoclonali – è la disposizione di Aifa – è rappresentata unicamente da soggetti di età maggiore di 12 anni, positivi per SARS-CoV-2, non ospedalizzati per COVID-19, non in ossigenoterapia per COVID-19, con sintomi di grado lieve-moderato di recente insorgenza (e comunque da non oltre 10 giorni) e presenza di almeno uno dei fattori di rischio (o almeno 2 se uno di essi è l’età superiore ai 65 anni)” come malattia renale cronica, diabete non controllato, immunodeficienze”.

Ecco perché i medici di base sono centrali: conoscono i propri assistiti, con il monitoraggio giornaliero a loro carico possono attivare tempestivamente la richiesta di somministrazione di questa terapia.

Una volta attivata la richiesta all’hub di riferimento, a Lecce il Vito Fazzi, il paziente viene subito portato in ospedale, viene somministrata per via endovenosa il farmaco, si attende un monitoraggio di un’ora e si torna a casa.

Da Bari, dove i monoclonali sono già stati somministrati una volta, fanno sapere che i pazienti non hanno avuto alcun effetto collaterale e che la condizione generale dei pazienti permette di avere aspettative positive.

 

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