Pazienti oncologici positivizzati in reparto, il comitato: “Perché?” E parte un esposto

LECCE – “Cittadini già violati e distrutti nel corpo e nell’anima dal cancro, ora dovranno affrontare un altro nemico più subdolo e violento: il Covid. Perché?”

A chiederlo a gran voce è il Comitato consultivo Misto, associazione di volontariato di Lecce. Parole che vengono condivise dal gruppo “Yes I Am”, movimento di opinione a sostegno della senologia salentina, di cui fanno parte circa 400 donne malate di cancro bisognose anche di cure chemioterapiche.

All’indomani della notizia della positività al covid di 12 pazienti ricoverati nel polo oncologico dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, la presidente del CCM, Rita Tarantino indirizza una lettera non solo ai cittadini, ma anche agli amministratori locali e regionali: “Perché -chiede- nessuno ha pensato a vaccinarli, perché tutte le persone con fragilità sono state fino ad ora ignorate? Perché è stato ignorato il loro diritto alla vita?

Non cercate scuse banali, mancati accordi, mancanza di vaccini, loro avevano e hanno priorità assoluta.

Forse una spiegazione la do a me stessa -dice- questi cittadini sono i signori nessuno, le loro richieste di aiuto sono spesso gridate al vento, le loro urla silenziose e inascoltate, il loro dolore soffocato dalle lacrime.

Ma è ora che tutti noi prendiamo coscienza e ci uniamo alle loro urla per farle diventare un tuono che possa scuotere le coscienze addormentate“.

Intanto, l’associazione Codici presenta un esposto in Procura sul focolaio nel reparto di Oncologia.

“Stiamo seguendo la vicenda – dice il segretario nazionale Giacomelli– Questa notizia che riguarda il Fazzi di Lecce, ovviamente, preoccupa e anche molto, perché parliamo di un ospedale, quindi di una struttura dove le misure di prevenzione dovrebbero essere massime. Abbiamo letto delle iniziative intraprese per affrontare l’emergenza, ma quello che ci interessa approfondire, e su cui abbiamo chiesto l’intervento della Procura, è come sia possibile che 12 pazienti siano entrati in ospedale negativi e, una volta ricoverati, abbiano contratto il virus. La diffusione così rapida farebbe pensare alla variante inglese, ma questo non è il momento delle ipotesi. Ci sono dei protocolli da seguire, sono stati rispettati? Questa è una delle domande riportate nel nostro esposto”.

 

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