Lecce, il periodo-no dura da nove giornate: crollano media punti e convinzione

Pablo Rodriguez, 19 anni, attaccante del Lecce (ph.Pinto)

LECCE – Dove sei finito, Lecce? Ci eravamo illusi che dopo una comprensibile partenza a rilento per via della retrocessione e del nuovo progetto tecnico, i giallorossi avessero trovato immediatamente la quadra, con gli uomini di mister Corini addirittura in vetta alla classifica a fine novembre dopo la vittoria esaltante sul campo del Chievo Verona e bravi a guadagnare 21 punti nelle prime dodici giornante, con una media di 1,75 punti a partita.

Coda il bomber e Mancosu il trascinatore di una squadra che, pur palesando comunque dei limiti difensivi, riusciva a spadroneggiare in ogni dove, imponendo la sua idea di gioco e mettendo in costante apprensione ogni avversario, anche il più blasonato. Poi il blackout. Dopo la striscia incredibile di nove risultati utili consecutivi è arrivato il doppio stop contro Pisa e Spal e da quel momento qualcosa è tornata ad incepparsi.

Dopo la serie di imbattibilità, infatti, nelle successive nove giornate sono arrivate appena due vittorie (contro Vicenza a Reggina) e quattro pareggi (Cittadella, Monza, Empoli e Pordenone) con la media punti crollata a quota 1,1. Ad accompagnare questa crisi di risultati c’è stata la crisi di gioco, come una naturale conseguenza. Nell’ultimo mese, in particolare, capitan Mancosu e soci hanno palesato una netta involuzione sul piano della proposizione ed anche della convinzione, come se qualcosa potesse spaventare la corazzata – perché di questo si tratta – giallorossa.

Nelle ultime uscite, poi, la trama è sembrata sempre la stessa: sia a Pordenone che in casa contro l’Ascoli, il Lecce parte bene, con il giusto approccio, tanto che passa meritatamente in vantaggio. Addirittura si costruisce le occasioni per blindare immediatamente il risultato e, nel momento che appare quello migliore, arriva la solita leggerezza difensiva che causa il blackout. Nell’ultima giornata gli avversari sono stati bravi non solo a pareggiare, ma anche a portarsi in vantaggio, costringendo i salentini al forcing finale. Ma se contro l’Empoli il moto d’orgoglio ha portato i suoi frutti, contro i bianconeri le tante occasioni create nel finale non sono state capitalizzate. Perché non è vero che la fortuna gli audaci il aiuta sempre.

Il canovaccio della sfida contro l’Ascoli, insomma, non è nuovo al Lecce dell’ultimo periodo e la sconfitta, alla fine meritata, può essere utile a non nascondere più la testa sotto la sabbia e a fare i conti con la vera identità di questo gruppo. Un gruppo costruito ex novo nelle ultime sessioni di mercato da un nuovo Direttore Sportivo, Corvino, e una nuova guida tecnica, Corini. Nello spogliatoio, poi, sono rappresentate ben dodici nazionalità differenti, con molte pedine appena ingaggiate ai quali molti tifosi non hanno concesso nemmeno il tempo di cambiare il fuso orario ai propri orologi.

Cose serve adesso? Equilibrio, calma e pazienza. Il Lecce visto all’opera nella parte centrale del girone d’andata non era solo fumo negli occhi. Era un gruppo in fase di costruzione a cui riusciva bene ogni cosa. Oggi lo stesso gruppo è ancora in crescita, ma con notevoli difficoltà che però dirigenza e staff tecnico devono risolvere nel più breve tempo possibile.

G.Serafino

 

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