Puglia gialla: riaprono 22mila attività ma pesa il nodo ristori

PUGLIA – In Puglia, quella che potrebbe apparire come una boccata d’ossigeno gialla apre ad una serie di interrogativi pesanti. Il primo: l’ipotesi week-end arancioni del prossimo Dpcm. Il secondo: il nodo ristori. Stendardo, rappresentante dei locali serali in ConfCommercio Lecce, su questo fronte è chiaro: per la gran parte delle attività lavorare fino alle 18 significa tirare a campare. È l’attività serale quella più fruttuosa. È assolutamente ingannevole – incalza – parlare di una ripartenza e pensare che da questo momento in poi i ristoratori possano camminare sulle proprie gambe. Fermo restando – sottolinea poi – che siamo ancora in attesa dei ristori di dicembre e che la CIG non si vede, mediamente, da tre mesi.

Con la Puglia in zona gialla, stando ai dati diramati da Coldiretti, riaprono 22mila bar, ristoranti, trattorie e 876 agriturismi, dopo il lungo periodo di vuoto delle feste che ha provocato una perdita di circa 46 milioni solo per la cancellazione dei tradizionali pranzi e cenoni di Natale e Capodanno. Permane, però, la situazione di incertezza per il prossimo futuro, con la protesta dei ristoratori a Bari per salvare attività e lavoro.

Una situazione di difficoltà che ha fatto chiudere in tutto il Paese il 14,4% di bar e ristoranti secondo Confcommercio. Un rischio tutt’altro che scongiurato per chi, fino ad ora, è risucito a resistere.

In queste ore a Roma continua il confronto sul prossimo Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio prossimo.

La richiesta è unanime: servono ristori immediati e un piano nazionale che metta in campo tutte le azioni necessarie per scongiurare un tracollo senza precedenti.

 

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