Le trivelle potranno tornare nei mari del Salento e della Puglia: mozione di Pagliaro per dire no

PUGLIA – Potrebbebbero a breve riprendere le ricerche di gas e petrolio al largo delle coste salentine e pugliesi, a causa della mancata proroga della moratoria prevista dall’art. 11 ter del DL 135/2019. La norma per la proroga della moratoria è scomparsa dal decreto Mille proroghe approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 dicembre. Era stata inserita nella prima bozza ma poi sarebbe sparita “per estraneità di materia”, cioè la norma sarebbe stata ritenuta estranea alla materia disciplinata dal decreto in cui era inserita.

Potrebbe così arrivare il via libera a più di 50 permessi di ricerca nello Ionio e nell’Adriatico.

“La responsabilità -tuonano i Verdi- è del governo e in particolare dei ministri Patuanelli e Costa del M5s. Il partito delle iniziative “Giù le mani dal nostro mare” si è reso responsabile del via libera. Per noi Verdi non è una sorpresa. Oltretutto -scrivono Gravame e Lomelo, co-portavoce dei Verdi Puglia- il via libera alle ricerche di petrolio e gas costituisce un freno all’industria turistica che in Puglia si basa proprio sulla bellezza del mare”.

“La vecchia disciplina (varata esattamente due anni fa) aveva fatto tutti sperare che, nel termine dei 18 mesi previsti dalla legge, ci sarebbe stato un piano serio e deciso che avrebbe portato alla fine di quest’incubo per i mari italiani e pugliesi, soprattutto. Invece, l’incapacità di questo Governo ha solo posticipato l’agonia – è la posizione di chi si è sempre schierato contro le trivellazioni nei nostri mari, Paolo Pagliaro, oggi Consigliere regionale, capogruppo de La Puglia domani, oltre che Presidente del Movimento Regione Salento– Adesso il rischio, anzi la certezza, è che tra circa un mese prenderanno forma ben 54 permessi di ricerca nello Ionio e nell’Adriatico. Molte localizzate anche nel Salento, con una tra le più imponenti al largo di Santa Maria di Leuca.

Tutto questo è inaccettabile. Il Governo PD e 5 Stelle, nelle persone dei ministri dell’Ambiente Sergio Costa e dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, hanno preso in giro gli italiani, non riuscendo in 18 mesi a mettere a punto un piano che loro stessi avevano promosso. Una vera indecenza.

Mesi e mesi di prese in giro, rese ancora più gravi se si pensa che nel 2016 il referendum indetto sulla durata delle trivellazioni in mare, sebbene non legalmente valido per non aver raggiunto il quorum necessario, aveva comunque bocciato le trivelle con l’86% dei consensi (ben il 95% in Puglia). Si tratta di oltre 13 milioni di voti letteralmente calpestati.

Assordante, in tutto questo, anche il silenzio del presidente della Regione Michele Emiliano, che in campagna elettorale e in tutti questi mesi non ha fatto alcun accenno alla questione. Ecco perché ho presentato una mozione in Consiglio regionale, per suonare la sveglia al governo Emiliano affinché batta i pugni sui tavoli romani in difesa del nostro patrimonio costiero. La battaglia, naturalmente, non finisce qui”.

 

 

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