Il Bilancio alla prima prova del nuovo Consiglio regionale

BARI – Con il sì della maggioranza, il voto contrario del centrodestra e l’astensione dei 5 stelle, la manovra economica del governo passa la prima prova della nuova Consiliatura regionale.

Al vaglio dei consiglieri approdano rendiconto, consolidato e variazione di bilancio. Un passaggio che, si sapeva già, non avrebbe lasciato margine di manovra perché il governo centrale ha concesso di limitare ad una ratifica il documento in quest’anno così diverso dal solito. E tant’è.

L’assessore al Bilancio Raffaele Piemontese ha difeso i documenti finanziari spiegando che la Puglia “è una Regione che, con tutte le difficoltà ha i conti in ordine”, è una Regione che ha un “bilancio in salute”. Questo è un “dato oggettivo”. Ma le difficoltà non le ha potute nascondere, come i ritardi sulla spesa dei fondi comuntari in particolare la fetta destinata all’agricoltura, “il collega Pentassuglia – ha detto – in volata sta accelerando per riuscire a spendere tutto”. Niente aumento di tasse, calo della spesa farmaceutica, attenzione alle non autosufficienze con i 30 milioni destinati all’assegno di cura: questi i punti chiave che Piemontese ha tenuto a ricordare. Insomma, ha concluso l’assessore, in un anno così strano si è fatto il possibile.

Ma il centrodestra non la pensa così. La bocciatura, su tutta la linea, è secca perché la manovra descrive una Puglia “senza scatti in avanti”, hanno detto. Un rendiconto che “sembra di un secolo fa” per Fratelli d’Italia e che non cela le inadempienze passate. Per la Lega nelle pieghe del bilancio si nascono soldi non spesi, come 11, 5 milioni per i traporti, fermi sulla carta. Sulla stessa linea La Puglia Domani che ha espresso parere negativo al documento finanziario, con il proprio voto contrario.

Giudizio clemente, invece, per i 5 Stelle: il loro è stato un voto di astensione perché quello – ha spiegato la Di Bari – è un documento frutto di un anno in cui i pentastellati si sono duramente opposti al governo. “Ma dal bilancio di previsione, navigando in questo mare agitato aperto, ci aspettiamo coraggio”.

Ma la vera polemica si riaccende per Massimo Cassano. La notizia della sua nomina a direttore generale dell’Arpal, l’Agenzia per il lavoro, e non più, dunque, a commissario straordinario, scatena Fratelli d’Italia. Dpo 30 mesi dalla nascita dell’Arpal – hanno detto – “con questa nomina arrivata proprio ora, Emiliano ha pagato una marchetta elettorale”.

 

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