Dichiara poco ma ha proprietà e auto di lusso: sequestrata un’abitazione a Surbo

SURBO – I controlli della Guardia di Finanza di Lecce si intensificano contro le infiltrazioni della criminalità nell’economia legale, in particolare in concomitanza con l’emergenza covid, anche per impedire che risorse pubbliche possano essere oggetto di illecita apprensione. E a Surbo è scattato il sequestro di prevenzione di un’abitazione, ai sensi del codice antimafia, a carico di una famiglia ritenuto dagli investigatori esponente della criminalità salentina, che dichiarava mensilmente poche centinaia di euro, ma aveva un tenore di vita che diceva tutt’altro: una Porsche in garage, la gestione di un bar e di un circolo ricreativo.

I militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito il provvedimento emesso dalla II Sezione Penale del Tribunale di Lecce, nei confronti di Antonio Caramuscio, 47enne di Surbo, fratello del deceduto Salvatore che era ritenuto un esponente di spicco della scu.

In tale contesto, sono stati avviati mirati accertamenti tesi a verificare l’esistenza dei presupposti soggettivi (pericolosità sociale) ed oggettivi (sperequazione redditi-investimenti) sul gruppo familiare.

È stata avanzata alla DDA la proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili e immobili “il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati dal proposto e dai familiari conviventi, risultandone il frutto delle attività delittuose poste in essere, ovvero il risultato del loro reinvestimento”.

Particolare attenzione è stata inoltre rivolta a dimostrare la “pericolosità qualificata” del destinatario della misura -spiega la Finanza- posto che lo stesso era già stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché l’”attualità” della sua pericolosità sociale che è stata evidenziata dalle recenti denunce per reati comuni”.

In conclusione, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un’abitazione, riconducibile a Caramuscio e alla sua famiglia, “ritenendo che, al pari degli altri investimenti familiari, non possa che essere il frutto del reimpiego dei guadagni scaturenti dalle attività criminose alle quali il soggetto risulta tuttora essere dedito”.

 

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