La ricostruzione dell’orrore: entrato con le sue vecchie chiavi, ha sorpreso la coppia in cucina

LECCE – “Ragazzoinfermiere via Montello”. Così era memorizzato nella rubrica telefonica di Daniele chi ha confessato di aver ucciso la giovane coppia in quella casa che avevano condiviso.

La migliore sceneggiatura horror non avrebbe potuto raccontare una storia più terrificante: Eleonora e Daniele sono stati sorpresi in casa da quello che aveva le sembianze di un mostro. Perché forse già indossava una maschera fatta di una calza di nylon color carne a schiacciargli il naso e renderlo irriconoscibile, i fori per gli occhi e per la bocca contornati dal tratto spesso di un pennarello nero. In mano un lungo pugnale. Un mostro che, con una furia cieca, si getta sui due. Due, sì. Giovani e forti, ma presi alla sprovvista da chi è entrato di soppiatto usando le chiavi di casa ed era armato e fuori controllo.

Da qui, la colluttazione, il tentativo di reazione prima e di fuga poi, la casa messa a soqquadro, due urla su tutte: il grido di aiuto di Daniele e quello strozzato di Eleonora: “ahi, che stai facendo? Ci stai ammazzando”.

Il tutto è durato circa 3 minuti.

Una serata che si preannunciava allegra, oltre che tranquilla, per quei due giovani innamorati che finalmente avrebbero convissuto da soli in quel nido d’amore fino ad allora affittato a studenti e pendolari. Lunedì 21 settembre, alle 8,00 di sera, Daniele era andato dalla sua mamma, che gli aveva dato dei dolci. 6 minuti più tardi è entrato in casa, in cucina, con quella dolce busta in mano e Eleonora gli ha scattato una foto. Lei era in casa dal tardo pomeriggio e lo aspettava. Alle 21,44 Daniele ha fatto l’ultimo accesso su WhatsApp. Aveva videochiamato un amico, poi aveva inviato una foto su una chat. E alle 20,45, un minuto dopo, è arrivata alle forze dell’ordine la prima chiamata: un ragazzo che stava passeggiando con il cane vicino via Montello che ha sentito le urla.

Idem gli inquilini del piano di sotto, d’accordo nel dire che tutto, fino a un attimo prima, era tranquillissimo. Non c’è stata una lite, nessuno ache abbia alzato la voce: all’improvviso il frastuono, “sembrava il terremoto, mobili scaraventati, tonfi e poi le urla”. E da quel momento, per 9 minuti, le chiamate a 113, 112 e 118 si sono susseguite. Le forze dell’ordine hanno fatto il più in fretta possibile. Un inquilino è uscito sul pianerottolo, pensando ci fossero dei ladri e ha urlato :”Che cazzo stai facendo? Ho chiamato la Polizia!”, poi è rientrato, ha chiesto aiuto più volte al telefono, prima di assistere, dallo spioncino all’orrore della mattanza di Daniele, già esanime sulle scale. Studenti che abitano lì vicino, e un altro di passaggio.

Poi è stato visto un ragazzo vestito di scuro allontanarsi giù per le scale, con fare apparentemente tranquillo. Subito dopo è stato visto dal “ragazzo col cane” allontanarsi con il coltello in mano, a piedi.

L’assassino che aveva immaginato il delitto perfetto, però, aveva fatto molto male i suoi conti: non aveva previsto la reazione delle vittime, le loro urla, avrebbe volutpo legarle con fascette da elettricista e poi, con dello spray bianco, avrebbe voluto scrivere sulle pareti di casa qualcosa. Avrebbe anche voluto ripulire per bene tutto con i detersivi. Avrebbe voluto non lasciare traccia, invece sul luogo del delitto sono state ritrovate parti dei guanti in lattice celesti, un pezzo della calza in nylon, la mascherina “anti covid” nera indossata nel tragitto di andata, fatto con un bus urbano fino a via Diaz, biglietti insanguinati con percorsi e azioni da fare.

Ha percorso a piedi le strade, un po’ zigzagando per rendere tortuoso il tragitto. Verso via Martiri d’Otranto, l’Acquedotto, via Vittorio Veneto, poi giù nel sottopassaggio di via Monteroni. Tenendo sulla testa il cappuccio della felpa. E lo aveva annotato, questo percorso, di andata e ritorno, nei biglietti ritrovati: “Scendo dalla fermata, attraversi e ri-attraversi in diagonale …attento di fronte passare velocemente sul muro a sx..”

Solo che poi è andato a casa, in via Fleming, col cappuccio abbassato, a volto scoperto e con evidenti tracce di sangue sui pantaloni. Telecamere di videosorveglianza comunali e private lo hanno seguito passo dopo passo, quando gli inquirenti hanno capito che erano i suoi i movimenti da studiare, quelli di  “Ragazzoinfermiere via Montello”, che ora divideva l’appartamento con due persone, non lontano dall’ospedale Vito Fazzi dove svolgeva il tirocinio da infermiere, ma che l’anno scorso aveva vissuto con Daniele, un po’ anche con Eleonora, e che a luglio di quest’anno aveva ricontattato quel giovane padrone di casa per prendere di nuovo in affitto quella camera. Ma deve aver ricevuto un no come risposta. Daniele, subito dopo quello scambio di messaggi, aveva scritto a Eleonora, e insieme avevano riso (con le emoticon) “dell’infermiere”, come ricordando un episodio di quando viveva con loro.

Dalle analisi dei telefoni, è emerso che il tre giorni dopo l’omicidio, De Marco aveva rimosso dal proprio smartphone il contatto di Daniele e aveva cancellato anche la propria foto profilo.

La relazione grafologica del consulente tecnico parla di riscontri significativi nel confronto tra la grafia della tabella di marcia dell’assassino e quella dei documenti depositati per patente e carta d’identità di De Marco.

Dopo aver stretto il cerchio, per gli inquirenti ricorrevano le esigenze cautelari:

“L’azione criminosa risulta realizzata con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà verso il prossimo. Nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate dalle vittime, l’indagato proseguiva nell’azione meticolosamente programmata inseguendole in casa, raggiungendole all’estermno senza mai fermarsi. La condotta criminosa … appare sintomatica di un’indole particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario.

La premeditazione … risulta comprovata dai numerosi oggetti rinvenuti sul luogo del delitto … (tra cui, ndr) il cronoprogramma dei lavori (pulizia, acqua bollente, candeggina, soda…)

La sproporzione tra la motivazione del gesto (potrebbe aver avuto in precedenza una lite) e l’azione delittuosa è ulteriore elemento tale da far ritenere quest’ultima sia stata perpetrata per mero compiacumento sadico”.

Si parla di “macabra ritualità” per la presenza di oggetti non necessari per provocare la morte della giovane coppia.

“Assai probabile -per i pm- il pericolo di recidivanza”, cioè che potesse rifarlo, oltre a quello di fuga.

Tutto questo ha portato al fermo a una settimana esatta dal bagno di sangue e dalla scomparsa di Eleonora, Daniele e del futuro che insieme stavano scrivendo.

 

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