Lecce: a testa alta

LECCE (di M.Cassone) – La sconfitta subita con il Bologna riassume da sola l’intera stagione del Lecce maturata tra disattenzioni elementari nella fase difensiva, rimonte, buon impianto di gioco, identità e belle giocate ma tanta sfortuna, un calciomercato estivo da dimenticare e arbitraggi non all’altezza della seria A.

Quella serie A che il Lecce sta salutando amaramente; quella serie A che dopo la ripresa post lockdown ha condannato i giallorossi a fare la conta in ogni gara per raggiungere 14, 15 elementi da mandare in campo.

Fischio d’inizio di Calvarese ed il Bologna ne fa due: Palacio e Soriano in 5 minuti gettano nello sconforto i giallorossi. Un doppio colpo che avrebbe rottamato anche un carrarmato ma non il Lecce di Liverani che tra i tanti difetti ha il pregio di non mollare mai e di rialzarsi anche nella bufera dei propri errori che spesso ne hanno condizionato il rendimento.

Ed ecco dunque il gol di Mancosu nei minuti di recupero del primo tempo. Ed il volo del Falco di Pulsano che nel secondo tempo prima colpisce un legno, poi danza sulla sfera, ubriaca gli avversari, segna un gol fantastico e pareggia i conti.

Ed è sempre lui che potrebbe riaprire il campionato del Lecce ritrovandosi nei piedi la dinamite giusta per sfondare la rete ma Krejci si trova proprio lì e si immola salvando il risultato del Bologna proprio sulla linea, quella sottile linea tra la serie A e la B dove il Lecce scivola con il passare dei minuti, spinto anche dall’arbitro Calvarese che, incredibilmente, non vede un fallo da rigore di Denswill su Mancosu nel momento in cui i titoli di coda per la squadra salentina sarebbero potuti essere benevoli, ed è strano che nessuno dalla sala video faccia notare al fischietto di Termoli di andare a guardare, ed è un peccato per i salentini subire anche questa svista. E poi il contropiede senza scampo dei rossoblù ed il gol di uno dei calciatori che il Lecce sognava di prendere ma non riuscì a farlo, Barrow, che per tutta la gara fa girare la testa alla difesa.

Manca solo la certezza matematica del ritorno in B, Liverani ci crede ancora. Però a meno 4 punti a due giornate dalla fine servirebbe un suicidio sportivo del Genoa ed un miracolo giallorosso con due vittorie, a Udine e poi in casa col Parma; sembra impossibile.

La squadra si è trasferita a Coverciano dove si allenerà prima di volare da Firenze a Trieste per raggiungere poi Udine per l’ennesima battaglia di mercoledì 29 luglio.

Cade il silenzio, lo stesso silenzio del calcio finto che si sta vivendo senza tifosi sugli spalti.

Cade il silenzio che evidenzia l’enorme dignità di una società e di una piazza che tornano in B, certo, ma lo fanno a testa alta, dimostrando che il sistema calcio ha falle da tutte le parti ad iniziare da quella VAR che come le luci di Natale funziona ad intermittenza. Bisogna accettare sportivamente le sconfitte, ma quello che è accaduto dopo il lockdown di sportivo ha veramente ben poco perché è stato solo uno spettacolo televisivo utile a rimpinguare le casse delle squadre in difficoltà e per emettere verdetti.

E se non ci sarà una seria riforma con regole ben precise continueremo a vedere in serie A squadre che vivacchiano tra plusvalenze e giochetti vari e altre, come il Lecce, con i conti in ordine, tornare in B con una valigia piena di rimpianti. A testa alta però, il Lecce esce dal campo a testa alta.

 

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