Discoteche, il 40% non riaprirebbe. Si confida nelle nuove linee guida

SALENTO – Ci spera il popolo della notte nella riapertura anticipata delle discoteche, complice la curva epidemiologica in Puglia vicinissima allo zero. C’è un però: le linee guida abbozzate dal Governo devono essere modificate. Èd è a questo, di fatto, che sta lavorando il tavolo tecnico regionale del settore intrattenimento, al quale ha preso parte anche Francesco Susca, referente regionale del Silb e gestore di diverse discoteche sparse in tutta la Puglia.

“Le nostre linee guida, stilate di concerto con esperti e il professor Lopalco, a differenza di quelle romane, sono il frutto di un confronto con tecnici, rappresentanti di categoria e imprenditori. Sappiamo bene di dover fare qualche sacrificio e siamo pronti – rimarca – ma quanto ipotizzato dal Governo è inapplicabile: la metà delle discoteche, a queste condizioni, non riaprirebbe”.

Quali sono dunque le regole che titolari e gestori sarebbero pronti ad accogliere?

In primis sì all’uso delle mascherine laddove non sia possibile mantenere la distanza di un metro, con la disponibiltà anche a fornirle all’ingresso. No, invece, alla pretesa che i gestori si sostituiscano ai compiti di pubblica sicurezza, prendendosi carico di responsabilità pesanti o rischiando sanzioni. Parola chiave: buon senso e autogestione.

E ancora: sì a cartellonistca e segnaletica che scandisca gli spazi di movimento e ricordi le regole anti-contagio. E ancora sì alla possibilità di misurare la temperatura all’ingresso, vietando l’accesso a chi superi i 37 gradi e mezzo. In pista, rigorosamente e solo all’aperto, tutto dovrebbe basarsi sulla responsabilità individuale. Idem davanti al banco da cui si servono le bevande: impossibile obbligarne il consumo da seduti nella propria postazione. Per quanto riguarda il personale dipendente massima disponibilità ad adeguarsi alle regole già stabilite per bar e ristoranti.

Calmierare le presenze, questo sì. No, invece, all’ospedalizzazione dei locali da ballo e, dunque, all’accanimento. Questo si chiede all’unisono. Soprattutto alla luce della deregolamentazione della vita sociale in strada come in piazza, come se lì gli assembramenti non esistessero. Senza dimenticare poi il fattore economico: da due mesi i protagonisti della notte non godono di alcun ammortizzatore sociale.

“Con le linee guida governative non avrei mai riaperto il Malè come discoteca – esordisce il gestore, Sandro Toffi – ne avrei fatto un maxi cocktail bar, suddiviso in privé. E questo per una questione di tipo etico – precisa – Inutile, infatti, far riaprire le discoteche per poi spingerle nell’occhio del ciclone, impartendo regole innacoglibili e scatenando polemiche a suon di foto-denuncia. Soltanto con la logica e il buon senso, dunque, saremo pronti ad accogliere la nuova sfida”.

E.Fio

 

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