Lotta al covid, nel Salento partono le Usca. Ma i medici volontari sono ancora pochi

BARI – Come già anticipato nei giorni scorsi, le Usca – le unità speciali di continuità assistenziale che hanno il compito di assistere a casa i pazienti covid o i potenziali positivi – non riescono a partire per carenza di medici.

Il direttore del Dipartimento Salute della Regione, Vito Montanaro, ha incontrato oggi i sindacati per cercare di allargare il bando – che ricordiamo è su base volontaria – a specialisti esterni che non siano medici di base, come invece previsto dal decreto del governo. Ipotesi sulla quale si sta lavorando.

Questa la situazione nelle province del Salento: al momento  a Brindisi è stata attivata una sola USCA, con sei medici liberi professionisti contrattualizzati a Ceglie Messapica. Su 110 medici di continuità assistenziale, nessuno ha accettato di far parte delle Usca.

A Taranto è in corso la formazione per 25 medici: 11 della continuità assistenziale, 4 corsisti della medicina generale e 10 medici abilitati. Le sedi sono 3: “Moscati” a Taranto, Mottola e San Giorgio Jonico. Le tre USCA attivate potrebbero già essere sufficienti per i 73 casi positivi a domicilio.

A Lecce 45 medici hanno sottoscritto i contratti per le USCA. Di questi solo 9 sono medici della continuità assistenziale. Sono 8 quindi le squadre allestite che partono da oggi (sarebbero 16 per decreto), con base a San Cesario, per ora sufficienti a gestire i casi a domicilio.

 

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