Fase 2, via libera alle aperture differenziate. Sì del governo alle Regioni

BARI – Via libera alle riaperture differenziate nelle varie regioni. L’incontro tra il governo e i presidenti di Regione, in videoconferenza, ha fissato alcuni paletti. Riaprono bar, ristoranti, parrucchieri, negozi, lidi. 

Il sì, appunto alle riaperture su base autonoma, ma non per tutto. La prossima tappa è fissata presumibilmente per giovedì, giorno in cui il governo ultimerà i protocolli di sicurezza per i diversi settori interessati dalle riaperture, elaborati dal comitato scientifico e dall’Inail. In pratica, le linee guida che le Regioni dovranno applicare per autorizzare le riaperture delle attività, in base alle esigenze dei propri territori e sotto la propria responsabilità.

Una autonomia non più solo nei restringimenti, ma ora anche nelle aperture che però è sempre vincolata dalla situazione. A curve di contagi in crescita, infatti, corrisponderà un intervento del governo che potrà tornare a serrare tutto il necessario. In Puglia i parrucchieri, gli estetisti, i centri estetici sono già autorizzati a riaprire il 18. Ora però – ha detto il premier Conte in conferenza – potranno ripartire ristoranti con servizio in loco, gli stabilimenti balneari, i negozi di abbigliamento. Il governo fisserà alcune attività, le Regioni potranno integrarle. Sembrerebbero esclusi per il momento i cinema, i teatri, i concerti, le palestre e le piscine, tutte attività per le quali il rischio di assembramento è ancora troppo alto.

Il governatore Emiliano ha chiesto al presidente del Consiglio e al ministro della Salute di conoscere qual è il numero di tamponi ritenuto ottimale per la Fase 2, visto che la Puglia sta provvedendo all’acquisto di macchinari e reagenti per arrivare ad effettuare fino a diecimila tamponi al giorno. “In particolare – ha commentato a margine Emiliano – ho chiesto se non fosse il caso di individuare la soglia di tamponi ritenuta sufficiente e di procedere agli acquisti di macchinari e reagenti in modo collettivo, non mettendo in concorrenza in un mercato scarso di forniture le singole regioni, precisando che questi acquisti ricadranno nel budget della protezione civile per l’emergenza Covid, e quindi dovranno essere sostenuti dallo Stato”.

 

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