Settore Spettacolo in ginocchio: “Noi dimenticati dal Governo”

BARI – Una intera categoria dimenticata ma che da sola muove centinaia di migliaia di euro nei soli mesi estivi. E’ così che si sentono gli operatori dello spettacolo. A tutti i livelli: dalle feste patronali agli eventi più grandi. E sarà l’ultimo settore a poter ripartire in un tempo che al momento sembra lontanissimo perché – appunto – vive di assembramenti.

Nel frattempo, però, occore sostegno. “Noi abbiamo veramente bisogno di misure vere, concrete e urgenti, prima che sia troppo tardi – spiega Salvatore Pagano, M&P Company/PM Eventi – In questi giorni abbiamo sentito che molte aziende probabilmente non apriranno più. Di quelle tante aziende facciamo parte anche noi. Di quelle piccole e medie imprese che, nel nostro settore, producono ricchezza per il Paese. Speriamo che la nostra voce arrivi sui banchi del governo, che per una volta ci ascoltino in questa grave e seria emergenza”.

Si parla fdi concerti ed eventi ma anche delle feste patronali che, assieme alle sagre sono circa 600 in tutta la regione e che, oltre ad esistere da millenni, trasmettono cultura e tradizioni, muovendo anche l’economia. In soldoni, si tratta di centinaia di ambulanti, giocattolai, lavoratori delle paninoteche, del settore dolciumi o delle bancarelle di fruta secca. E ancora di luminarie – sono 40 le ditte in Puglia ferme con una ripercussione di 700 operai e altrettante famiglie -, fuochisti, bande, cabaret, sfilate, hostess. Insomma tutto. Del resto per ogni evento live, più piccolo, si muovono tra le 50 e le 150 persone. “Lo Stato non si crea il minimo problema sul fatto che non stiamo incassando, lo stesso Stato che abbiamo pagato attraverso le tasse – aggiunge Andrea Bonuso, associazione UFS Italia – non possiamo accettare 600 euro quando tutti conoscono quanto siano superiori i nostri costi di mantenimento. Ci hanno chiesto di chiudere senza progetto, senza rilancio del settore. Il nostro settore è in stato di totale abbandono, lavoriamo da marzo a ottobre, lavoriamo per tutti quei mesi che non lavoriamo. Ma se anche ora siamo fermi come potremo mantenerci nei mesi in cui abitualmente abbiamo incasso zero?”.

Di qui le cinque richieste, chiare, al Governo: un bonus di €. 1.500,00 per tutti i lavoratori autonomi e con partita iva delle varie categorie, la sospensione 2020 e 2021 di tutti i tributi locali in particolare l’abbattimento totale della tassa di occupazione suolo pubblico. La conferma della non applicazione degli ISA (studi di settore) per l’anno di imposta 2019 e 2020 (quindi dichiarazioni da fare 2020 e 2021), la rateizzazione in cinque anni (eventualmente a scaglioni) delle tasse compresa l’iva dell’anno 2019 (da dichiarare 2020), infine per la ripresa l’applicazione dell’iva agevolata al 4% per le attività inerenti ed attinenti di tutto l’indotto.

 

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