Fase 2: deluso l’artigianato, respira il settore moda. Intanto boom di domande per cassa integrazione

LECCE –  Per qualcuno ha rappresentato una boccata d’ossigeno, per altri una vera e propria doccia fredda.

La tabella di marcia presentata dal Premier Conte sulla famigerata “fase 2” provoca reazioni nettamente contrastanti. Se da una parte il settore moda si dice pronto a ripartire, garantendo il rispetto delle nuove regole anti-contagio, dall’altra l’artigianato storce il naso, dacchè una larga fetta di questo settore dovrà aspettare il primo giugno per rimettersi all’opera e tentare di recuperare le perdite derivate da due mesi di lockdown generale.

È positiva la reazione, ad esempio, del comparto Tac salentino, per il quale i sindacati si dicono pronti a monitorare su una ripartenza intelligente e rispettosa del protocollo anti-contagio.

I sindacati Femca-Cisl e Uiltec-Uil di Lecce parlano di “diverse aziende salentine del settore moda già pronte a ripartire” e nelle quali in questi giorni si sta già procedendo agli opportuni sopralluoghi “per verificare che le misure di sicurezza a tutela dei lavoratori siano rispettate in modo rigoroso”.

Venerdì scorso, ad esempio, i sindacalisti hanno fatto tappa in un’azienda di Casarano, insieme ad una delegazione di Confindustria. In mattinata è stata la volta di Galatone. Nell’attività ispezionata è stato siglato anche il protocollo aziendale di regolamentazione delle misure anticontagio, dopo aver controllato con rigore gli ambienti di lavoro, gli spazi adibiti a mensa e spogliatoi, le dotazioni dei dispositivi previsti (termoscanner, mascherine e altri dpi), il distanziamento sulla catena produttiva, e dopo aver appreso tutte le informazioni relative all’organizzazione degli ingressi in fabbrica e la predisposizione di ingressi dedicati ai fornitori esterni. “Sarà questo – rimarcano i sindacati – il nostro modus operandi, aggiornato tramite una rete di contatti, in tempo reale”.

Nessuna ripartenza imminente, invece, per la gran parte delle attività del settore artigianale. Dalle pasticcerie ai centri di estetica alle parrucchierie per ripartire bisognerà attendere il primo giugno. “La chiusura prolungata di queste attività – tuona Confartigianato Imprese Lecce – si traduce in una crisi profonda della nostra comunità. Bisogna riaprire presto e in sicurezza”.

L’appello di questa fetta importante del settore, costretta allo stop per un altro mese, si rivolge direttamente al Governo nazionale e regionale. Si chiede un dietrofront, con un calendario di riaperture ordinate e sicure delle attività artigianali che consenta di accelerare sui tempi e scongiurare chiusure e fallimenti.

Si rimarca inoltre l’esistenza di un protocollo di misure che permetterebbe ai professionisti di lavorare in modo sicuro sia nelle aziende che nei cantieri.

Quello che si invoca, in sostanza, è un maggiore ascolto di chi fa impresa ogni giorno, assumendo decisioni in grado di superare i tecnicismi della burocrazia e andare incontro alle esigenze di chi non vorrebbe soccombere alla crisi.

Ad oggi, intanto, sono 34.689 le imprese pugliesi ad aver inoltrato richiesta di cassa integrazione in deroga. La Regione ha trasmesso all’Inps fino ad ora 5.573 domande, per un numero di lavoratori interessati pari a 13.343.

Per analizzare più velocemente il numero di domande, vista la mole considerevole, l’assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo annuncia il raddoppio del numero di personale impiegato a tal fine (e già rinforzato nei giorni scorsi) già a partire dalle prossime ore.

E.Fio

 

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