Covid, la Puglia si prepara al picco con 1700 posti letto

BARI – Si ammalano di più gli uomini delle donne, l’età media è 59 anni, ma i casi critici (circa il 3%) arrivano anche e soprattutto dopo i 70 anni. Il 70% dei pugliesi colpiti da coronavirus era asintomatico o presentava sintomi lievi. Il 10% ha bisogno di terapia intensiva. Le province più colpite Brindisi e Foggia. E’ questa la fotografia scattata dal professor Pierluigi Lopalco, dopo una settimana di lavoro a capo del Coordinamento Emergenza Covid della Regione Puglia. Nonostante i 20mila ritorni in Puglia di chi studia e lavora al nord, 30mila circa se si considerano anche le persone che non si sono autosegnalate, il picco ancora non c’è stato. Per ora a dare una mano sono state le misure restrittive imposte dal governo proprio all’indomani del maxi esodo dell’8 marzo.

“Noi speriamo che ad un certo punto – ha spiegato Lopalco –  che potrebbe essere metà di questa settimana, mercoledì o giovedì, vedere i primi effetti delle restrizioni del governo e, quindi, vedere questa inclinazione meno ripida. Se le misure non dovessero funzionare, quindi parlo dello scenario peggiore, noi il picco sul quale ci siamo preparati rimane negli ultimi giorni di marzo“.

Ma il piano ospedaliero, scritto e riscritto ad ogni ondata di ritorni al sud, è calibrato “sul peggior scenario possibile”, quindi su 2mila pazienti positivi. Sono 9 gli ospedali dedicati al Coronavirus. Così come deciso dal Ministero: poche strutture e accoparte così da limitare il numero di medici e infermieri esposti al contagio e razionalizzare i dispositivi, scarissimi come in tutta Italia e che bastano solo per un paio di giorni ancora. Trecentosei i posti di terapia intensiva totali (54 già attivi, 252 attivabili se ce ne sarà bisogno), 527 di Pneuologia (124 pronti e 403 attivabili) e 382 di Malattie Infettive (131 pronti e 251 attivabili). Per un totale, complessivo tra tutti gli altri post acuzie di cui parleremo più avanti, di 1700 posti letto in più.

A Lecce sarà il Vito Fazzi l’ospedale Covid per le emergenze: 36 posti letto di terapia intensiva totali tra i 4 pronti, 32 attivabili. Altri 58 di Pneumologia – 18 pronti e 40 attivabili – e 64 di Malattie Infettive – 22 pronti e 42 attivabili.

Il Perrino sarà l’hub per la provincia di Brindisi, con un totale di 63 posti letto tra i tre reparti di cui 20 di terapia intensiva. Il Moscati sarà ospedale covid per acuti per la provincia di Taranto, 87 posti letto di cui 12 di terapia intensiva. Attivabili se dovesse esserci la necessità – e si spera di no – e se arriveranno ventilatori polmonari, monitor e attrezzature varie, ne servono 225 per ogni tipo già ordinate.

Poi c’è il Dea di Lecce con una quota di posti letto in più. Ma non aprirà subito. Lo ha spiegato il direttore generale del dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro, aggiugendo che sull’approgionamento dell’ossigeno non ci sono criticità. “La data sul Dea – ha spiegato Montanaro – è una data che ci consentirà di avviarlo in fasi successive. Trecento posti letto non sono attivabili per questo fine, in modo immediato. Rispetto allo stato di avanzamento delle attività per il tema dell’ossigeno – ha proseguito – sulla scorta delle informazioni che acquisiremo oggi, potremo essere certi se già da lunedì qualche piano possa essere già avviato. Allo stato attuale non ci giungono notizia circa criticità particolari se non azioni in corso per rendere quell’ospedale attivabile nel giorno in cui abbiamo previsto di attivarlo”. La data ha aggiunto Emiliano, in una successiva diretta Facebook con i cittadini, è fissata tra una settimana, 10 giorni.

A questi si aggiungono gli ospedali che dovranno gestire la fase successiva, quella del monitoraggio del paziente in guarigione, fino alla negativizzazione del tampone. Fra questi: per il leccese Copertino (150 posti letto), San Cesario (40 posti letto). Per il tarantino, Massafra (12 pl) Mottola e Grottaglie (32),  per il brindisino Ceglie Messapica (12 pl) Cisternino (12), Fasano (10), Mesagne (12). Le cliniche private che vorranno offrirsi, come ha fatto Gvm Care&Research donando due cliniche nel barese, e come ha proposto Villa Bianca stoppando i ricoveri in attesa della decisione della Asl, dovranno garantire il 20% dei posti in terapia intensiva. Il governatore Michele Emiliano, che ha inaugurato le videoconferenze a distanza, a proposito della ridestinazione di ospedali riconvertiti, ha avvertito i sindaci: “Ci sono alcuni sindaci, lo dico chiaramente – ha detto il presidente – che immaginano che attraverso l’emergenza, possano ottenere una nuova destinazione del loro ospedale per acuti quando erano stati destinati per lungodegenti o per cronici. A parte che non è momento per continuare battaglie che erano sbagliate prima – ha concluso – adesso sono quasi criminali”.

Tutte le altre strutture resteranno rete non Covid, con 260 posti letto di terapia intensiva complessivi. I medici di famiglia, pediatri e medici ospedalieri dovranno fermarsi se non indispensabili così da essere pronti se la famosa baraonda travolgerà la Puglia e i colleghi in servizio.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*