15 medici di famiglia in quarantena, “stop visite domiciliari”. Pensionati pronti a tornare in trincea

LECCE- Sono al momento 15 nelle tre province salentine, ma il numero è destinato a salire. I medici di medicina generale – o di famiglia – finiti in quarantena, allo stato attuale, sono ben nove nel Leccese, con l’ultimo caso giunto in mattinata da Galatina e quattro concentrati a Copertino, comune maggiormente colpito. In provincia di Brindisi, sono quattro, mentre nel Tarantino ne risultano due, entrambi a Manduria, uno ricoverato nel reparto infettivi del Moscati e un altro, purtroppo, in rianimazione. Un bollettino difficile, che ha il rovescio, sempre negativo, della medaglia: migliaia di pazienti sono senza assistenza.

Anche per far fronte a questa situazione, l’Ordine dei medici di Lecce ha lanciato la campagna #medicosempre, chiedendo disponibilità ai colleghi in pensione di tornare in servizio, ad esempio in sostituzione di quelli costretti alla quarantena, specie nei casi di medicina di gruppo. Su proposta di alcuni iscritti, l’Ordine sta compilando un elenco da fornire alla Asl di pensionati e non che, su base volontaria, vogliono fornire il loro contributo professionale (qualunque medico interessato può fornire dati anagrafici, eventuali competenze specifiche e le disponibilità di orario contattando la segreteria dell’Ordine al numero 0832/317152 o mandando un messaggio Whatsapp 370/3340691).

Arrivano le prime adesioni. E c’è anche chi, come Giuseppe Serravezza – oncologo, direttore scientifico della Lilt e anche immunologo – ha dato la propria disponibilità anche per andare a lavorare in Lombardia, regione maggiormente in affanno.

Sul territorio lo scenario è in equilibrio molto precario e il picco è atteso nei prossimi dieci giorni. La trincea dei medici di medicina generale è sguarnita: “Non abbiamo dispositivi, lavoriamo a mani nude, senza neppure le mascherine – spiega il  vicesegretario vicario provinciale Fimmgi Lecce, Antonio De Maria – . Da oggi ci autodenunciamo pubblicamente: in queste condizioni non possiamo effettuare visite a domicilio. Il triage non ha più senso, perché in queste condizioni qualsiasi persona è potenziale infetto e noi medici, oltre a poter esser contagiati, possiamo essere superdiffusori della malattia. Stando alle stime, una persona può infettarne due ma il medico almeno dieci”.

Ecco perché il sindacato maggiormente rappresentativo ha deciso per lo stop alle visite a casa e anche dell’assistenza domiciliare integrata. Negli studi professionali sono bloccati gli accessi o si entra uno alla volta e si seguono i pazienti tramite telefono, whatsapp, internet.

Per far fronte alla carenza di mascherine, Sanità che cambia, associazione di medici di tutto il Salento ed estesa a tutta Italia, presieduta da Giancarlo Metrangolo, ha lanciato la raccolta fondi per l’acquisto dei dispositivi. Entro l’inizio della prossima settimana arriveranno le prime 500 mascherine fpp2 e mille chirurgiche (tenendo conto del fatto che queste ultime servono per non diffondere il virus, mentre le prime per garantirsi l’immunità). “E’ un primo passo e faremo altri ordini – aggiunge il vicepresidente dell’associazione Gino Peccarisi -. Le mascherine saranno regalate ai medici dei posti di frontiera come guardie mediche, medici di base, pronto soccorso”.

Si moltiplicano anche le campagne di sensibilizzazione, come quella dell’amministrazione comunale di Zollino. Con un video, i medici del posto, coordinati dal Dott. Nicola Murri Dello Diago, hanno lanciato l’appello ai loro concittadini. E il mantra è sempre più chiaro: restiamo a casa.

 

t.c.

 

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