Il Comune si oppone all’assistenza ad alunno autistico, il Tar la impone

TARANTO- Per far riconoscere un diritto essenziale a loro figlio, affetto da disturbo dello spettro autistico di grado tre, hanno dovuto battagliare per anni nei tribunali e ciò che è peggio è che hanno trovato di fronte l’opposizione di due enti che quel bambino avrebbero dovuto tutelarlo, Asl e Comune di Taranto. Ora quei genitori hanno avuto ragione, per la seconda volta, e da lunedì il ragazzino, che frequenta la terza media in una scuola del quartiere Paolo VI, sarà seguito anche da un Oss, oltre che dal tecnico Aba assegnato dopo una sentenza del Tar di marzo 2018.

Il Tribunale amministrativo leccese è tornato a pronunciarsi su questo caso con una nuova sentenza pubblicata nei giorni scorsi e nella quale si riconosce il diritto dell’alunno ad essere affiancato anche da un operatore sociosanitario, figura indispensabile per garantire bisogni primari e per l’eventuale somministrazione di farmaci in orario scolastico. Questo, a maggior ragione, perché la cooperativa incaricata dal Comune di fornire gli educatori alle scuole ha previsto, nei contratti di lavoro stipulati con i dipendenti, una apposita clausola in cui si vieta agli operatori di intervenire, ad esempio, in caso di crisi e aggressioni. L’unico a poter sedare l’alunno autistico, a quel punto, doveva essere un oss, che finora non è stato garantito (qui la sentenza).

Il caso, che è finito anche all’attenzione della Procura, rappresnta una “importante novità in tema di integrazione scolastica – dice l’avvocato Anna Lisa Montanaro, legale della famiglia -. Ci sono già altri genitori pronti a battagliare, perché è inaudito che in una scuola in cui si dovrebbe garantire l’integrazione vengano negate le esigenze di base, come nutrizione e igiene, e che i bambini vengano tenuti quasi in isolamento nella classe. Ciò che abbiamo detto al Tar è che gli autistici non sono un pericolo, ma vanno considerati un valore aggiunto e come gli altri hanno diritto ad essere seguiti con il dovuto sostegno e vanno agevolati: un bambino diventa aggressivo se non riesce a comunicare, ma se è affiancato da un operatore competente il problema non si dovrebbe porre”.

Il Tar aveva riconosciuto la necessità di assegnare un Oss, oltre al tecnico Aba, già due anni fa, ma non aveva potuto accogliere la domanda della famiglia semplicemente perché era stata presentata nei confronti della Asl e non del Comune, soggetto tenuto a garantire l’assistenza. I genitori hanno comunque notificato la sentenza al Comune e diffidato l’ente a provvedere, ma nulla, è rimasto inerte, come ferma è stata pure la Asl, che non ha provveduto a recepire “all’interno della diagnosi funzionale le prescrizioni del TAR Puglia”.

Di fronte al nuovo ricorso al quale è stata costretta la famiglia, entrambi gli enti si sono costituiti per opporsi. Ma hanno perso. Il Tribunale ha dato al Comune 30 giorni di tempo per provvedere, pena la nomina di un commissario apposito per procedere al suo posto. L’ente, condannato anche al pagamento alle spese processuali e al quale a parte sarà richiesto un risarcimento danni, per fortuna stavolta si è dato una mossa: da lunedì, per 18 ore settimanali e cioè tutte quelle di frequenza scolastica, il ragazzo sarà affiancato anche dall’Oss.

 

Tiziana Colluto

 

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