La relazione pericolosa mafia-politica: 5 Comuni sciolti in tre anni

LECCE- Salgono a quota cinque i Comuni sciolti per mafia in appena tre anni in provincia di Lecce. È un dato da non poter sottovalutare, perché indice della relazione pericolosa che rischia di rafforzarsi tra mafia e politica. Fa il paio con un altro dato, che documenta altri legami insidiosi, quelli tra il mondo imprenditoriale e quello mafioso: sono state ben undici le interdittive antimafia emanate dalla Prefettura di Lecce in un anno, il numero più elevato in Puglia.

Insomma, è la criminalità che cambia pelle, che si fa più subdola, sommersa, che mira a inserirsi nell’economia sana spesso cercando sponda anche nelle amministrazioni locali per essere favorita. Il Leccese aveva dimenticato cosa significa subire l’onta di uno scioglimento: risalgono al 1991 gli unici due predisposti, a Surbo e Gallipoli. Un’altra era, un’altra Scu, sanguinaria e ruspante. Non è che non sia accaduto nulla in quei 26 anni trascorsi fino al 2017, quando l’allora prefetto Claudio Palomba ha ritenuto necessario tornare ad applicare la misura più estrema. Prima di lasciare la guida della Procura, Cataldo Motta lo aveva ribadito più volte negli ultimi anni: la Scu è cambiata, cerca il consenso sociale e bisogna evitare che questo accada, senza lasciarsi ingannare dalla pax mafiosa in corso.

Questi atti viaggiano in questa direzione: lo scioglimento di un Consiglio comunale non è la sentenza di un processo, sia chiaro, ma è uno strumento straordinario di prevenzione, che scaturisce però da un complesso accertamento disposto dal prefetto.

Lo scioglimento di Scorrano arriva dopo quello di Carmiano, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 2 dicembre scorso. A pesare sull’amministrazione guidata da Giancarlo Mazzotta, in quel caso, è stata l’inchiesta dei Ros sulla Banca di credito cooperativo Terra d’Otranto, ma anche quanto portato a galla dalla commisisone di accesso, sulla gestione di un immobile confiscato, sulla realizzazione del parco della musica, sulla persistenza in giunta di un assessore condannato e affidato ai servizi sociali, per citare alcuni aspetti.

Il 27 giugno 2018, è stato sciolto anche Sogliano Cavour, retto allora da Paolo Solito, a causa dei presunti condizionamenti dell’ex vicesindaco Luciano Magnolo, arrestato per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione Contatto sul clan Coluccia.

Il mese precedente, l’8 maggio 2018, toccò a Surbo: per il prefetto Palomba era chiara la “forte compromissione del tessuto sociale, politico ed economico rispetto alla presenza della locale criminalità  attraverso una ideale linea di continuità protrattasi nel tempo fin dal 1991”. Sotto accusa finì sia la maggioranza del sindaco Fabio Vincenti sia la minoranza riconducibile a Giuseppe Maroccia.

E’ del 17 febbraio 2017, invece, il primo atto, lo scioglimento del Consiglio di Parabita. Il vice del sindaco Alfredo Cacciapaglia, Giuseppe Provenzano, venne arrestato nell’ambito dell’operazione Coltura contro il clan Giannelli. Provenzano veniva definito “il santo in paradiso” del sodalizio, a cui avrebbe elargito contributi economici e procurato posti di lavoro, in cambio del sostegno elettorale.

 

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