Spot&go smentisce: paghiamo. E incontra i collaboratori inadempienti

LECCE – «La mia esperienza con Spot&Go è meravigliosa: da due anni sempre rimborsato». «Quando si è fatto un contratto ci sono degli obblighi da entrambe le parti: se una parte non rispetta quanto pattuito il contratto decade». «31 mesi con loro, ho fatto sempre il mio lavoro nel migliore dei modi e per questo ho sempre ricevuto il bonifico». La secca smentita all’accusa che da luglio Spot&Go non paghi i propri collaboratori arriva dalle centinaia di commenti dei loro colleghi adempienti, spontaneamente rilasciati sotto il post di Facebook con cui TeleRama martedì scorso rilanciava la notizia di un sit-in di protesta sotto la sede della società di caradvertising.

Non tarda a farsi sentire anche Pubblicamente srl, titolare del marchio Spot&Go: «L’articolo in questione – ribadisce l’azienda – riporta le dichiarazioni delle cinque persone presenti alla protesta, che riteniamo del tutto inesatte oltre che lesive dell’operato e dell’immagine di Spot&Go. Attualmente, contiamo 2076 collaboratori e solo a una parte di essi è stata sottoposta la rescissione del contratto, per gravi e comprovate inadempienze. Gli altri sono sempre stati regolarmente retribuiti. Ciò nonostante, stiamo incontrando tutti i collaboratori inadempienti, per proporre loro soluzioni alternative, utili a mitigare il disagio che si sono auto-procurato, attraverso una condotta non rispettosa dei propri doveri contrattuali. Riconosciuti gli errori commessi, molti di loro hanno accettato di proseguire la collaborazione, con condivise e differenti modalità d’impegno. In ogni caso, c’è da dire che l’onda protestataria ha inevitabilmente rallentato il trattamento di ciascuno dei casi, allungandone i tempi.

Precisiamo, infine, che è del tutto falso che uno dei soci di Pubblicamente abbia rivolto offese ai collaboratori in protesta, atteso che nel momento in cui si teneva l’improvvisato sit-in tutti i soci erano in Umbria, per impegni relativi allo sviluppo del progetto imprenditoriale. La società si riserva di tutelarsi nelle sedi competenti nei confronti di chi si è reso protagonista di queste accuse e di altre simili di contenuto diffamatorio, rilevando anche le responsabilità connesse con gli ingenti danni economici e d’immagine procurati, in relazione alla propria credibilità presso gli inserzionisti pubblicitari e alla corretta formazione dell’opinione pubblica».

 

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