“Non siamo mafiosi, fateci lavorare”: licenziati Gial Plast chiedono incontro al prefetto

LECCE- Il tribunale ha sospeso la misura dell’interdittiva antimafia e ora Gial Plast può continuare a lavorare. Loro, invece, no. E chiedono, disperati, di capirne  il motivo, di essere reintegrati, di avere aiuto dal prefetto di Lecce. Sono i 30 dipendenti dell’azienda che si occupa di raccolta rifiuti in tutto il Salento, licenziati dopo l’interdittiva poiché gravati da alcuni precedenti penali. Ma ribadiscono: “Non siamo mafiosi, siamo padri di famiglia che hanno bisogno di lavorare”.

La risposta di Gial Plast:

E dopo la protesta arriva la risposta della Gialplast ai lavoratori attraverso il legale dell’azienda, l’avvocato Luigi Quinto che dice: “Rispetto ai pronunciamenti di reintegra da parte del tribunale, la situazione particolare che coinvolge l’azienda in seguito all’adozione dell’informativa antimafia, seppur sospesa dal tribunale penale, ci impone estrema prudenza sull’argomento dei lavoratori, posto che questo è stato uno dei due elementi su cui si è fondato il provvedimento prefettizio. Allo stato quindi, non siamo in grado di assumere iniziative senza avere un pronunciamento definitivo del giudice del lavoro e senza che della questione sia interessato anche il giudice delegato attraverso l’amministratore giudiziale. E’ chiaro – conclude l’avvocato Luigi Quinto- che se il giudice del lavoro dovesse confermare il reintegro dei dipendenti anche in sede di reclamo, allora valuteremo il reintegro spontaneo, sempre che tale decisione sia avallata dagli organi oggi preposti al controllo e alla vigilanza sull’azienda”.

 

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