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Badessa: centro di accoglienza, milioni di lire e un processo divenuto fantasma

LECCE- Lo stato di abbandono nel quale si trova l’enorme struttura della Badessa, lungo la Squinzano-Casalabate, come da noi descritto in questi giorni, è strettamente legato ad una vicenda giudiziaria che risale al periodo a cavallo tra gli anni 90 e il 2000 e che non è mai arrivata alla fine. Un processo che all’epoca dei fatti fece molto clamore, concluso prima ancora di cominciare e di cui ora, dopo ben 10 anni, non si sa più nulla.

Lunga la storia della Badessa che nasce come scuola agraria, diventa centro per minori e poi viene abbandonata. Rinasce con una ristrutturazione durante l’era di Lorenzo Ria presidente della Provincia di Lecce. È’ in quel momento che l’Ente, su sollecitazione della Prefettura, affida all’associazione per la solidarietà e la cooperazione internazionale Ctm di Lecce, presieduta da Vinicio Russo, la struttura che trasforma la Badessa in un grande centro di accoglienza per migranti, raccogliendo quindi fondi statali. Si parla di palate di milioni di lire di fondi come sostegno all’immigrazione che in quegli anni, nel Salento, era una vera emergenza. Luci ed ombre sulla sua gestione, tanto che, mentre da una parte si parla di Salento premio Nobel per la grande capacità di accoglienza di questa terra, dall’altra qualcuno inizia ad avanzare sospetti sulla gestione dei finanziamenti e sul loro impiego.

Un esposto in Procura mette in moto un’indagine che ipotizza reati che vanno dall’abuso d’ufficio per il presunto affidamento illecito, quindi senza una pubblica gara, del centro la Badessa al Ctm ( reato per il quale tutti vengono prosciolti) e arrivano all’ipotesi di peculato e truffa. Tra i personaggi noti coinvolti Ria, poi prosciolto, Luigino Sergio, direttore della Provincia e socio del Ctm, il presidente del Ctm Vinicio Russo, Ernesto Leganza, Antonio Elia, Anna Maria Caretto, Leanna Totaro, Cesare Distante, Antonio Tommasi, Giuseppe Spedicato, Antonio Silvestri, Giannantonio Lorusso, Piero Manni.

Titolare dell’indagine il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta, chiamato a far luce sull’impiego delle somme erogate dallo Stato per l’assistenza agli ospiti del centro La Badessa e che sarebbero state, sempre secondo le accuse ipotizzate, distratte anche per accendere le frequenze dell’emittente televisiva L’Atv. Dopo il rinvio a giudizio per 12 persone, il colpo di scena durante la prima udienza davanti ai giudici della prima sezione penale. E’ il febbraio del 2009. La difesa degli imputati solleva alcune eccezioni che vengono accolte dal collegio giudicante che rispedisce gli atti al mittente. Secondo i giudici non sarebbero stati specificati con puntualità i fatti concreti attribuiti a tutti gli indagati. Il fascicolo torna al pm che deve riformulare i capi d’imputazione. Si dovrebbe quindi ricominciare d’accapo, così come prevede la procedura, con nuova richiesta di rinvio a giudizio, e una nuova decisione del Gup. Ma è a questo punto che tutto si blocca. Il processo non si farà mai più perché quel fascicolo rimane in qualche cassetto della Procura e lì giace. Gli imputati non ne hanno saputo più nulla, così come gli avvocati. Sono passati 10 anni.

Un’inchiesta morta, ferma al palo. Un caso insoluto, archiviato o insabbiato? Una vicenda giudiziaria che ha avuto, come conseguenza, anche quello che vi abbiamo mostrato in questi giorni: degrado e abbandono di una struttura rimessa in piedi con fondi pubblici buttati al vento. Nel 2000 infatti la Badessa viene chiusa e il servizio di accoglienza, in accordo con la Prefettura, viene interrotto. A Ria subentra Pellegrino che proprio in quel processo aveva chiesto di costituirsi come parte civile, poi Gabellone, e infine Minerva. Anni in cui della Badessa non si è sentito più parlare, diventata a poco a poco terra di nessuno, caduta nell’oblio così come un processo senza un inizio e senza una fine.

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