Angurie e caporalato, altro imprenditore arrestato. Braccianti pagati 1 euro al quintale

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NARDO’- Secondo blitz anticaporalato nelle campagne di Nardò: ai domiciliari finisce un altro imprenditore del posto, il secondo di questa stagione. Si tratta di Marcello Corvo, 59 anni, amministratore unico di una società che si occupa di produzione di angurie.

Le indagini sono state serrate: l’uomo avrebbe assunto e impiengato nove braccianti (7 tunisini e due algerini), con regolare permesso di soggiorno, ma – secondo gli investigatori – approfittando del loro stato bisogno (tutti monoreddito con famiglie a carico) e sottoponendoli a condizioni di sfruttamento. Il presunto caporale è stato identificato e denunciato a piede libero.

I carbinieri hanno effettuato diverse operazioni di controllo e pedinamento, anche in borghese, prima del blitz, ascoltando inoltre i braccianti: i lavoratori sono impiegati in alcune campagne di Nardò dalla fine di giugno, lavorando ininterrottamente tutti i giorni, domeniche comprese, per dieci ore al giorno, con una retribuzione per tariffa a cottimo di un euro per quintale di angurie raccolte. Sarebbero stati così violati i contratti collettivi nazionali e territoriali e, inoltre, non sarebbe stata rispettata l’ordinanza sindacale comunale che vieta il lavoro nelle ore più calde.

In seguito alla perquisizione veicolare, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato documentazione cartacea attestante le varie giornate lavorative e la metodologia di pagamento, ovvero a cottimo, insieme ad una sorta di libro paga dei braccianti. I braccianti, poi, non avevano ricevuto alcun dispositivo di protezione individuale (guanti, scarpe, pantaloni anti strappo etc.), anzi sarebbero stati costretti dalle circostanze a procurarseli autonomamente. Non avevano seguito corsi di formazione e informazione e sui luoghi di lavoro non erano presenti bagni chimici. Infine, si è accertato che i lavoratori abitavano in alcune abitazioni di Nardò in una situazione alloggiativa degradante e fatiscente.

 

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