Tentativo di evasione o di suicidio: Marco Barba si lancia dalla finestra del Policlinico

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BARI – Per lui era previsto il ricovero nel Policlinico di Bari per un intervento chirurgico. Ma Marco Barba, ex pentito della SCU e in carcere per omicidio con fine pena 2047, è saltato giù da una finestra approfittando della permanenza in ospedale.

Nel pomeriggio di lunedì, era uscito dal carcere per essere   accompagnato nel nosocomio barese, nel reparto di chirurgia toracica,  dove è stato piantonato da due agenti della Polizia Penitenziaria.

Verso mezzanotte, prima della fine del turno, approfittando di una finestra aperta, Barba si sarebbe lanciato, con un salto, su un terrazzino sottostante. A causa della caduta si è però fratturato una gamba.

I poliziotti hanno dunque subito lanciato l’allarme e lo hanno raggiunto e bloccato. Pare, stando al racconto degli agenti, che l’uomo abbia giustificato il gesto dicendo che la sua intenzione fosse quella di togliersi la vita, anche se -sempre a detta dei poliziotti- sarebbe stato un modo anomalo di tentare il suicidio. Barba, 45enne gallipolino, è stato condannato l’anno scorso per omicidio premeditato, occultamento e soppressione di cadavere, per l’uccisione di Khalid Lagraidi, 41enne commerciante ambulante marocchino, assassinato il 23 giugno 2016, il cui cadavere fu ritrovato sette mesi dopo in un fusto. Il Sappe, sindacato di Polizia Penitenziaria, vuole accendere i fari su una situazione che è per loro una bomba a orologeria: “Quanto accaduto però non può far riflettere su una situazione diventata incandescente, pronta a scoppiare in qualsiasi momento, poichè potrebbe coinvolgere anche innocenti cittadini che hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento ancora più sbagliato.

Il pensiero va a un altro grave episodio, accaduto due anni fa nell’ospedale di Lecce, quando evase Fabio Perrone, seminando il terrore  tra i cittadini. In questo momento, presso il reparto protetto del policlinico di Bari  “GABBIONE”   sono ricoverati parecchi uomini detenuti -scrive il segretario Pelagatti- e la sicurezza di tale reparto è affidato a due soli poliziotti, invece di un minimo di tre. Inoltre, pare che  il ricovero dell’uomo detenuto sarebbe stato  programmato; perché  non è stato  fatto in mattinata dal personale del nucleo traduzioni e piantonamenti che da un punto di vista professionale è più preparato per questo tipo di servizi? Semplice: a causa della carenza di personale -dicono- e degli innumerevoli impegni (traduzioni presso le aule di giustizia, visite specialistiche ambulatoriali, piantonamenti di detenuti ecc.ecc.). Così si è scelto il pomeriggio, orario molto delicato per il carcere di Bari, poiché il personale in servizio   è ridotto all’osso, ma nonostante ciò si sarebbero  tolte   unità dal servizio nelle sezioni detentive, per poi mandarle allo sbaraglio”.

 

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