Xylella, medici e associazione bio: da decreto rischi sanitari e ambientali

ROMA- Ci sono dei passaggi, contenuti nel decreto emergenze relativo a Xylella, che a loro avviso non sono condivisibili. Di più: rischiano di generare rischi sanitari e ambientali non di poco conto sul territorio. Questo sia a causa dell’impiego massiccio di pesticidi che dei tagli di ulivi estremamente semplificati per i prossimi sette anni. È per questo che i medici di Isde e Aiab, che è l’associazione dei produttori bio, chiedono di incontrare il ministro alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, per illustrargli alcune proposte di modifica.

Non usa giri di parola Agostino Di Ciaula, presidente del comitato scientifico di Isde: “L’utilizzo di neonicotinoidi e piretroidi, pesticidi di riconosciuta dannosità per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute, viola apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti di scelta degli agricoltori e il diritto delle comunità esposte ad accedere a cibo e acqua non contaminati. Appare utopico pensare di eliminare con prodotti chimici molto tossici per l’ambiente e per l’uomo l’insetto vettore in un’area geografica molto estesa, nella quale la Xylella è ormai endemica da anni”. Aggiunge anche che “soprattutto è utopico pensare di riuscirci senza causare gravi e potenzialmente irreversibili “danni collaterali” per gli effetti negativi che questi trattamenti tossici hanno sugli insetti utili e in termini di alterazioni dell’ecosistema, comparsa di resistenza e compromissione della biodiversità”. Con ripercussioni, questo è chiaro, anche per l’uomo.

“Non neghiamo che il batterio abbia un ruolo – dice Patrizia Masiello, presidente di Aiab Puglia – ma nello stesso tempo riteniamo che la causa del disseccamento non si possa attribuire a un solo elemento, ma piuttosto alla cattiva gestione dei suoli con ripetuti attacchi fitosanitari. L’utilizzo indiscriminato di pesticidi insieme alle ripetute bruciature dei residui di potatura ha influenzato il ciclo di umidificazione con una progressiva riduzione della sostanza organica presente nei terreni. Un uso incontrollato di questi metodi aumenterà la desertificazione del territorio, già in stato avanzato nel Salento, distruggerà l’economia dell’agroalimentare d’eccellenza, e cosa più importante la salute dei cittadini, a partire dagli stessi agricoltori”.

Ieri se ne è parlato anche durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati a Roma (Qui la diretta della conferenza stampa) “Quello che si sta sdoganando con l’articolo 8 del Decreto Emergenze – ha argomentato la pentastellata Sara Cunial, tra i promotori dell’incontro – è un metodo che mette a rischio le libertà e i diritti costituzionali e che rende legale ciò che in questi anni è stato definito un crimine di agromafia da ben due rapporti sui Crimini Alimentari stilati dall’Osservatorio Agromafie. In Commissione agricoltura è stato deciso a tavolino che il diritto dei cittadini alla salute, alla proprietà privata, alla sicurezza e all’autodeterminazione nonché il principio di precauzione e di sovranità popolare possono essere derogati in caso di fitopatie. Con il pretesto della gestione Xylella si sta creando così un pericoloso precedente che permetterà di fare tabula rasa del nostro patrimonio agricolo e che potrà essere riproposto in tutto il Paese per necessità, interessi economici e lobbistici. È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome. Questo è progetto mafioso, avallato da una parte della politica e da diversi soggetti che sul territorio non vedono l’ora di mettere le mani su quella meravigliosa terra. Una terra che ha già subito molto e che con questo Decreto subirà l’ennesimo e forse letale sfregio”.

Sono intervenuti, tra gli altri, Massimo Blonda, biologo e ricercatore, ex Direttore scientifico Arpa Puglia; Patrizia Gentilini, medico oncologo, ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente; Antonio Onorati, ECVC – European Coordination Via Campesina e ARI Associazione Rurale Italiana. Erano presenti anche i parlamentari Saverio De Bonis, Veronica Giannone e Lello Ciampolillo.

 

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