Carmiano, Comune mafioso? La parola a Salvini

CARMIANO – Il 6 febbraio scorso si è costituito parte civile nel processo che lo ha coinvolto, nato dall’operazione Labirinto che ha smantellato un gruppo criminale, erede del clan Tornese, e portato in carcere 33 persone accusate di associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Adesso sul Comune di Carmiano i fari tornano ad essere puntati, questa volta su richiesta della Prefettura leccese e sempre in tema infiltrazioni mafiose.

Il prefetto, Maria Teresa Cucinotta, ha inoltrato al Viminale una formale richiesta di accesso agli atti. Obiettivo: valutare se l’amministrazione sia stata influenzata dalla criminalità organizzata. Laddove dovesse arrivare l’ok del Ministro agli Interni Salvini, la cui decisione è prevista a stretto giro, spetterebbe ai commissari prefettizi insediarsi in Municipio, passando al setaccio documenti e atti comunali.

Per Carmiano è il secondo boccone amaro da ingoiare nel giro di pochi mesi. Soltanto lo scorso 13 marzo il primo cittadino, Giancarlo Mazzotta, è stato rinviato a giudizio per la vicenda dei presunti illeciti commessi nel maggio 2014 in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto. Secondo l’accusa sarebbero intercorsi rapporti tra la vecchia dirigenza della Banca e la sacra corona unita, in particolare con gli esponenti vicini al clan Tornese di Monteroni. Sull’impianto accusatorio hanno inciso anche le dichiarazioni del boss casaranese pentito, Tommaso Montedoro, che ha raccontato di un presunto incontro tra lui e il sindaco. Una ricostruzione smentita categoricamente da Mazzotta.

Adesso sul caso Carmiano la parola passa al Viminale. Laddove quest’ultimo dovesse autorizzare l’accesso agli atti, i commissari prefettizzi si insedierebbero in Comune. Sulla scorta della loro relazione finale, la Prefettura inoltrerebbe a Roma la propria proposta di scioglimento o meno del Comune. Secondo quanto disposto per Legge lo scioglimento, se motivato da infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso, può durare dai 12 e i 18 mesi, prorogabili fino ad un massimo di 24 in casi eccezionali, ed elezioni nel primo turno utile.

 

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