Per restare sindaco, Salvemini flirta con le consigliere di Prima Lecce

LECCE- Il via libera all’assestamento di bilancio a Palazzo Carafa coincide con una prima crepa nel gruppo Prima Lecce che fa capo a Roberto Marti. Toni duri nel botta e risposta tra il consigliere Antonio Finamore e il sindaco Carlo Salvemini. E un aut aut, alla fine, con Finamore che non le manda a dire alle sue compagne di banco, Laura Calò e Paola Gigante, quest’ultima assente. Raggiunto telefonicamente da Telerama, Finamore ha dichiarato: “Calò e Gigante devono decidere da che parte stare, uscire allo scoperto: o con me o fuori da Prima Lecce, o con il centrosinistra o con il centrodestra. Ho avvisato subito Marti che è già sul piede di guerra”. Il dubbio è che Salvemini abbia lanciato una sorta di opa (offerta pubblica di acquisto), cercando di spaccare Prima Lecce, per evitare l’anatra zoppa e garantirsi i numeri per continuare anche dopo lo scoglio del voto sul piano di riequilibrio finanziario, da portare ad approvazione entro il 9 gennaio.

Per far capire perché si è giunti a questo punto, bisogna fare un passo indietro: martedì scorso, l’amministrazione Salvemini ha perso l’appoggio di Prima Lecce sulla stessa delibera votata nel pomeriggio con l’astensione dei consiglieri del gruppo e degli altri dell’opposizione. Ufficialmente, dunque, nessuna nuova rispetto allo scossone di martedì, perché Prima Lecce continua a restare fuori dalla maggioranza.

Il sindaco ha anche ribadito di essere consapevole di “doversi misurare con questa novità politica”. Lo ha detto dopo che il consigliere Angelo Tondo ha precisato che l’astensione da parte del centrodestra è solo una “condivisione tecnica” e non politica, visto che “con senso di responsabilità si è accolto l’invito a creare le condizioni di dialogo, cosa non da poco per la situazione che si è creata in queste ore nel Consiglio comunale e di cui tutti sono chiamati a prendere atto”.

Sembrava tutto lineare, finché Finamore non ha, suo malgrado, aperto un nuovo scenario: “vorrei dire all’aula che il capogruppo di Prima Lecce sono io e, siccome si è verificato un episodio increscioso, vorrei dire a Sergio Signore che è assessore alla Polizia municipale e non ai Servizi segreti. Perché prendere la consigliera di Prima Lecce e portarla dal sindaco, senza che il capogruppo ne sia a conoscenza, non è una cosa normale. È vecchia politica. Se avevate qualcosa da dire, avreste dovuto convocare il capogruppo e saremmo venuti io e le due consigliere”. Poi la frecciata al democratico Antonio Rotundo: “martedì vi avevamo dato l’opportunità di cambiare l’ordine del giorno. Se fosse passato il caso Lupiae questa delibera l’avremmo approvata senza problemi”.

La replica del sindaco arriva secca, dando del tu a Finamore: “Non è vecchia politica incontrare consiglieri che mi chiedono di parlare. È vecchia politica avere una concezione proprietaria delle persone, per cui tu ritieni di poter disporre dell’autonomia di consiglieri che con te hanno sottoscritto un accordo ma non ti hanno consegnato la loro intelligenza e libertà pensiero. Come tu hai legittimamente ritenuto di risolvere un rapporto fiduciario con il sindaco e risolvere un patto per la città che avevi liberamente sottoscritto, così devi consentire alle persone che fanno parte del tuo gruppo di potersi sentire libere di avere un canale di interlocuzione. Non c’è bisogno di nessun padrino per venire a parlare nella stanza del sindaco. Non c’è nulla di scandaloso o oscuro. Tutto è avvenuto alla luce del sole con la consigliera Calò. E se non lo sai ho parlato anche con la consigliera Gigante”.

Apriti cielo. Finamore ha affermato a Telerama di non aver saputo prima che Gigante aveva incontrato il sindaco e che Calò, invece, gli ha riferito del suo incontro dopo che questo era avvenuto. E dunque ora parlerà con le sue colleghe per capire se resteranno in Prima Lecce o passeranno al Gruppo Misto.

Intanto i movimenti civici progressisti fanno sapere che “continueranno a spingere per il cambiamento” della politica che “nei vent’anni precedenti all’amministrazione Salvemini ha portato al dissesto le Casse comunali e alla attuale grave situazione di crisi la Lupiae Servizi”.  Lo afferma Una Rete per la Città, che riunisce Lecce città pubblica, Una buona storia per Lecce e Idea per Lecce, in campo contro  “una destra che ha messo a repentaglio decine di posti di lavoro dei dipendenti della società partecipata e che oggi, senza nemmeno provare un minimo di vergogna, prova ad addossarne le responsabilità al Sindaco, alla Giunta, alla attuale maggioranza. Una disonestà intellettuale davvero vergognosa che non smetteremo di denunciare in ogni sede. Non si ergano oggi gli scellerati amministratori di ieri a salvatori della Patria e non lo facciano neppure i trasformisti che cambiano posizione per i loro miseri interessi di bottega. Altro che senso di responsabilità”.

 

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