Bando sicurezza, Lecce non partecipò: “Ecco perchè”

LECCE – È sempre in tema sicurezza che il botta e risposta tra maggioranza e opposizione a Palazzo Carafa in queste ore continua incessantemente. Dopo la polemica sulla bocciatura della mozione per la videosorveglianza negli asili, a firma del consigliere Guido, si passa al bando ministeriale da 37 milioni di euro per l’istallazione delle telecamere nelle città ad alto indice di criminalità. Un bando al quale Lecce non partecipò e per il quale il Centrodestra è tornato a puntare il dito verso i banchi opposti, parlando di “occasione sprecata”. Dall’ex sindaco Perrone al consigliere Andrea Guido l’accusa è la stessa.

Lunedì, quando la graduatoria definita delle richieste di finanziamento avanzate dai Comuni è stata approvata, l’assenza del capoluogo tra i 2500 comuni italiani candidati ha dato il là ad una nuova polemica.

Non tarda ad arrivare la replica del Comune che mette i puntini sulle i. “Quando il bando è stato indetto, l’obiettivo (lo dicono i criteri per la candidatura) era chiaro: favorire i piccoli comuni con elevata incidenza criminale. A Lecce -che supera i 20 mila abitanti- non a caso il punteggio assegnato sarebbbe stato pari a zero. Basti guardare i primi posti in classifica, del resto. Nello stesso periodo in cui il Ministero procedeva con l’avviso, il Comune -spiegano ancora da Palazzo Carafa- procedeva con una opportuna ricognizione degli impianti di videosorveglianza già esistenti. E sempre nello stesso frangente si lavorava al patto sicurezza per Lecce, prevedendo anche premialità per tutti i privati dosposti a mettere in rete i propri impianti di sicurezza.

Il percorso che si era scelto di intraprendere, insieme a Prefetto, associazioni di categoria e forze dell’ordine tutte, era già avviato. L’indice di criminalità previsto nel bando per potersi candidare era ben lontano da quello registrato nel capoluogo. A fronte di tutto questo il Comune ha scelto di proseguire il percorso intrapreso”. Per procedere all’attuazione del protocollo presentato lo scorso 6 febbraio in Prefettura, lo ricordiamo, manca solo la firma del Ministro degli Interni Matteo Salvini, all’epoca in pieno fermento elettorale. Patto, questo, poi che l’ormai ex Prefetto leccese Claudio Palomba il 30 ottobre scorso, prima di andar via, ha inviato al Viminale. A visionare il protocollo prima dell’inoltro ufficiale, anche la Regione Puglia che vi ha aggiunto alcuni dettagli, come la proposta di attivare una scuola di polizia locale a Lecce e la richiesta di prevedere finanziamenti regionali, e non soltanto statali, per sicurezza urbana e videosorveglianza.

E.Fio

 

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