Montedoro su Potenza: “Il curriculum parlava per noi”

LECCE – Il boss pentito Tommaso Montedoro nell’interrogatorio del 19 ottobre scorso ha ricostruito i suoi rapporti con Augustino Potenza, dall’inizio di un’amicizia cominciata nel 2000 e basata sugli affari illeciti, sino alla rottura avvenuta nel 2013. Nei verbali delle dichiarazioni in aula durante il processo Diarchia, che lo vede come imputato, Montedoro, boss pentito, risponde alle domande dei pm inquirenti, Guglielmo Cataldi e Massimiliano Carducci e racconta del ruolo di supremazia che entrambi avevano sugli affari illeciti nel territorio di Casarano. Spaccio di droga, principalmente, cocaina soprattutto, di qualità, e introiti reinvestiti in attività commerciali: Montedoro nella vendita di oggettistica, Potenza invece è più orientato verso i giochi e i bar.

Entrambi erano contrari alle estorsioni “ Perché- risponde al pm Montedoro- eravamo convinti che ci ritorcevano contro.. con la crisi che era già forte… a gente che a stenti arrivava a fine mese. Il nostro interesse era farci voler bene anche sul paese, e quanto più bene possibile” Le estorsioni a Casarano? Roba di ragazzini -dice Montedoro che lui e Potenza bloccavano sollecitati dai negozianti e dai titolari dei bar. Nessuno osava contrastarli o contraddirli.

“Il fatto stesso che venivamo associati inizialmente a Di Emidio ci fece prendere molta considerazione sul territorio- risponde Montedoro al pm Cataldi. A loro si rivolge chiunque arrivasse da fuori per proporre affari: “Perché sapevano che il punto di riferimento sul territorio eravamo io e Potenza, quindi chi conosceva Potenza andava da Potenza, chi conosceva me veniva da me, e non cambiava nulla……a noi nessuno ci contraddiceva, quello che dicevamo era non dico legge…ma quasi, e gli stava bene sempre a tutti. A noi ( e il riferimento è ai resoconti sulla stampa locale) ci descrivevano come boss, come killer, quindi quanto di peggio ci poteva essere…ma che comunque nel nostro ambiente era un accreditamento superiore, la fortuna nella sfortuna che noi comunque cavalcavamo”.

Un rapporto quello con Potenza, che si incrina però dopo l’arresto di Montedoro nel 2013. Nel 2014 Montedoro viene informato in carcere che i rapporti con Potenza non sono più come lui li aveva lasciati. I motivi? Questioni legate ai soldi.

“Non ho mai capito- risponde Montedoro al pm- perché poi io non ho mai più parlato con Potenza . Gli scrissi solo una lettera dal carcere quando fui certo, diciamo, della rottura, in cui gli dicevo che se c’era qualcosa che non andava o che comunque lui riteneva non giusta doveva parlarne direttamente con me. L’avremmo fatto una volta che io sarei uscito libero da tutto. Ci saremmo seduti e avremmo parlato. Inoltre – gli scrive sempre nella lettera- che io non gli devo niente, che non gli avevo rubato niente e che quello che lui magari aveva saputo o gli avevano raccontato erano solo chiacchiere per invidia o per qualcosa”.

Il chiarimento però non ci fu mai., ma Montedoro ha preso le distanze dall’omicidio di Augustino Potenza avvenuto il 26 ottobre del 2016.

 

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