Corruzione e rapporti con Scu: ecco le accuse contro Igeco

LECCE- Non c’è solo la presenza tra il personale di dipendenti appartenenti alla malavita. A pesare sulla Igeco ci sono anche “anomalie nelle vicende organizzative, gestionali e operative dell’impresa”, quella che la Prefettura di Roma definisce “interessenza in un sistema corruttivo” negli appalti per opere di rilevante valore nel settore energetico, oggetto di indagine e giudizio del Tribunale di Milano, e in realtà comunali soggette a provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose. L’interdittiva antimafia, che rischia di espellere la società salentina da tutti i rapporti con le pubbliche amministrazioni, è un macigno.

Si entra nel dettaglio delle liste dei dipendenti aggiornate a novembre 2016: su 310 lavoratori presso gli impianti di Galugnano e Novoli, 83 hanno precedenti anche gravi e sei di questi per associazione mafiosa. Tra loro, Marco Giannelli dell’omonimo clan di Parabita; il suo uomo di fiducia Orazio Mercuri; Luigi Toma; Martino Pennetta;  Rosario Sabato, “ritenuto longa manus dei Montedoro nella gestione del sodalizio mafioso”; Fabrizio D’amato, condannato per mafia in seguito  all’ operazione Do ut des; Antonio Coronese, ritenuto vicino al clan Giannelli. Tra gli altri dipendenti spicca anche il nome di Luigi Spennato, ritenuto tra i più vicini al boss Augustino Potenza ucciso a Casarano e lui stesso gravemente ferito subito dopo dell’omicidio.

Intanto da Igeco precisano: “Abbiamo agito nel rispetto delle leggi, così come più volte confermato dai nostri autorevoli avvocati. Siamo pronti a fare ricorso e agiremo nelle sedi opportune per dimostrare come il nostro operato è avvenuto sempre nella legalità”.

Tiziana Colluto

 

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