Morte dj Navi, la perizia di parte: forse strangolato

ACQUARICA DEL CAPO – Parla di lacune investigative importanti la perizia svolta da Robero Lazzari, esperto di criminalità forense incaricato dalla Famiglia Ciullo di far luce sulla morte del figlio. Lui, Ivan (Dj Navi) 3 anni fa è stato trovato impiccato ad un albero d’ulivo nelle campagne di Acquarica del Capo. Da quel tragico 22 giugno i genitori non si sono dati pace. In queste ore la svolta: Ivan potrebbe essere stato strangolato. Il suicidio, dunque, potrebbe essere frutto di una simulazione. Teoria, questa, da sempre sostenuta da mamma Rita e papà Sergio che all’archiviazione del caso in questi anni hanno opposto resistenza.

La relazione della perizia richiesta dalla famiglia punta i fari su lacune investigative, definite «determinanti per fugare i dubbi sulla dinamica dello scenario -si legge- permettendo di capire se si tratti di omicidio o suicidio».

È l’ecchimosi sul collo, prima tra tutte, a spianare la strada all’ipotesi strangolamento. Nella perizia i segni sono infatti denfiniti «incompatibili col cavo microfonico che Ivan avrebbe usato per togliersi la vita» e più verosimilmente riconducibili ad un laccio avvolgente in senso orizzontale, di dimensioni più piccole.

E poi ancora pesa il nodo delle impronte trovate sul terreno, vicino al corpo, e non riconducibili alle scarpe di Ivan. Così come risulta sospetta l’assenza di impronte di calzature sullo sgabello sul quale Ivan sarebbe salito per impiccarsi. Sgabello i cui piedi, precisa ancora la perizia, non sono mai affondati nel terriccio visibilmente morbido di quella campagna, così come sarebbe dovuto accadere sotto la pressione del corpo del dj.

E poi il mazzo di chiavi sparito dalla tasca destra dei jeans di Ivan, le ecchimosi dorsali, la lettera scritta al computer con l’intestazione a mano non corrispondente, secondo ai genitori, alla sua calligrafia. Questi ed altri gli interrogativi aperti sulla morte di dj Navi, inaspettata, tanto più perchè quella stessa sera aveva confermato la sua presenza ad una cena con i colleghi.

Il gip di Lecce Vincenzo Brancato sta decidendo in questi giorni sulla seconda richiesta di archiviazione del caso presentata dalla Procura di Lecce alla quale si sono opposti ancora una volta i genitori, denunciando presso la Procura di Potenza il pm titolare dell’indagine Carmen Ruggero. Quest’ultima è attualmente iscritta nel registro degli indagati (come atto dovuto) con l’accusa di omissione d’atti d’ufficio.

 

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