Omicidio Fasano, domani l’autopsia. Il paese teme la faida e prova a reagire

MELISSANO- Il clima a Melissano resta teso. Tanto. Il paese si prepara alla settimana di elaborazione del lutto, dopo quella dello choc per l’esecuzione spietata, in puro stile mafioso, che ha strappato la vita al 22enne Francesco Fasano. Nelle prossime ore, è fissata l’autopsia sul corpo del ragazzo, che dal 25 luglio scorso è presso la camera mortuaria del Vito Fazzi di Lecce. Dopodiché, la salma sarà restituita alla famiglia per poter svolgere le esequie. Melissano si prepara, dunque, ai funerali di un giovane al quale non è stato dato neppure il tempo di redimersi. Ucciso con un colpo di pistola alla tempia e poi travolto da un’auto di passaggio, lungo la strada per Ugento.

“Ci sono una famiglia distrutta e una comunità molto scossa – dice il sindaco Alessandro Conte -. Non vorrei ora che il silenzio fosse scambiato per connivenza. Dopo l’ultimo saluto a Francesco, torneremo a parlare a viso aperto di quanto avvenuto. Io voglio lavorare fianco a fianco con don Antonio Perrone, il nostro parroco che è molto impegnato sul territorio e ha da tempo il polso della situazione. Decideremo come reagire – aggiunge Conte -. Dopo il primo omicidio di Manuele Cesari, a marzo, abbiamo riunito il Consiglio comunale in piazza coinvolgendo anche le scuole. Capiremo nei prossimi giorni come andare avanti”.

Si teme la faida, si teme che il regolamento di conti non sia finito. E questo turba, nonostante il blitz che a 24 ore dal delitto ha portato in carcere dieci persone, fermate con l’accusa di far parte di un’organizzazione dedita allo spaccio di ingenti quantitativi di droga. Due di loro, Daniele Manni, 39 anni di Casarano, e Angelo Rizzo, 23 anni di Melissano, rispondono anche di omicidio volontario aggravato da futili e abietti motivi. Un macigno. Rischiano, infatti, anche l’ergastolo. Nell’interrogatorio di convalida del fermo, sabato mattina, hanno fatto scena muta davanti al gip, decidendo di non confessare ma anche di non discolparsi rendendo dichiarazioni spontanee. Di certo si andrà dinanzi al Riesame per tutti e dieci. Solo Antonio Librando, 52 anni, di Melissano, e Gianni Vantaggiato, 47 anni, residente in provincia di Asti, hanno rigettato le accuse: il primo ha spiegato di lavorare per tutto il giorno essendo in libertà vigilata; il secondo ha dichiarato di lavorare ad Asti e di trovarsi nel Salento solo da qualche giorno perché in ferie ma di essere fuori da qualunque giro. C’è un problema di legalità molto urgente. Ma c’è, di riflesso, un problema sociale gravissimo: “che ci fossero fenomeni di microcriminalità legata allo spaccio lo sapevamo – continua il sindaco – ma che si potesse arrivare a quel livello è stato un pugno in faccia”. Se si è giunti a tanto, infatti, è perché la piazza della droga a Melissano evidentemente rende. E tanto. Gli acquirenti ci sono. Ma di segnalazioni di tossicodipendenze i Servizi sociali ne hanno poche. Sulla devianza, anche e soprattutto giovanile, il lavoro da fare sarà immane.

 

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