Trivelle, la Consulta boccia la Regione: “Decide lo Stato”

BARI – La competenza sulle autorizzazioni delle perlustrazioni petrolifere è dello Stato. Il parere della Regione deve essere acquisito solo sulla terraferma. E’ il principio sancito dalla Corte Costituzionale che ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dalla Regione Puglia sul conflitto di attribuzioni tra Stato e Regioni.

Dopo l’udienza del 5 giugno corso, dunque, ora arriva la parola fine anche in quest’altra vicenda. Il permesso di ricerca autorizzato dal Ministero e che ha spinto la Regione ad appellarsi alla Consulta, è quello della Società Petroceltic Italia. Poco importa se la stessa società nei mesi scorsi ha rinunciato all’autorizzazione, tirando i remi in barca perché per la Corte il principio alla base del ricorso è valido sempre.

Dunque, se la Regione afferma che la funzione di concessione del permesso di ricerca degli idrocarburi liquidi e gassosi è una funzione amministrativa “ascrivibile alle materie di legislazione concorrente produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia e governo del territorio” per la Consulta non è così. Nella sentenza i giudici infatti ricordano che, al momento del rilascio del permesso di ricerca, vigeva il decreto ministeriale 25 marzo 2015 il cui art. 3, ribadiva che permesso di ricerca è conferito con decreto del Ministero. Dunque, si legge, la mancata acquisizione dell’intesa con la Regione Puglia non è frutto di una scelta compiuta dal Ministero e che, sotto questo aspetto, il d.m. 22 dicembre 2015 è “meramente esecutivo di precedenti norme che escludono la necessità dell’intesa e che non sono mai state oggetto di contestazione da parte delle regioni sul punto”.

Insomma la Regione può limitarsi a dire la sua sulla terraferma, ma in mare decide lo Stato.

 

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