Surbo: mafia e politica? Comincia il processo. Il Comune chiede danni per 1,5 milioni di euro

SURBO- Otto imputati davanti alla seconda sezione penale del Tribunale. Si è aperto il processo sulle presunte infiltrazioni mafiose negli appalti del comune di Surbo, inchiesta che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale. Davanti al collegio composto dai giudici Saracino, Malagnino e Rizzo sono comparsi gli imputati accusati a vario titolo di minacce aggravate dal metodo mafioso, frode, falsità materiale in atti pubblici.

Ci sono imprenditori, un tecnico comunale, il detenuto Antonio Pellegrino di Squinzano, già condannato per associazione mafiosa, che ha chiesto di essere presente in aula. Il Comune di Surbo si è costituito parte civile nel processo con l’avvocato Marco Pezzuto, su incarico della commissione straordinaria che si è insediata dopo lo scioglimento composta dai dottori Carlo Sessa, Vito Onofrio Padovano, Giovanni Grassi. L’amministrazione Vincenti infatti non si era costituita nell’udienza preliminare. La decisione è stata presa successivamente. Il Comune ha chiesto ora il risarcimento per danni pari a 1,5 milioni di euro.

Gli episodi contestati dalla Procura si sarebbero verificati tra maggio del 2012 e luglio del 2014 e riguardano una serie di lavori pubblici eseguiti in paese in maniera irregolare. Le accuse riguardano anche le minacce verso alcuni operai per costringerli a non ribellarsi al mancato pagamento degli arretrati nello stipendio e del Tfr, minacce per le quali sarebbe stato speso proprio il nome del boss Pellegrino. Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dai legali: Antonio Savoia, Roberta Capodieci, Elvia Belmonte, Luigi Rella, e Laura Minosi. E intanto va avanti l’inchiesta bis della Procura sul comune di Surbo, dopo la proroga di indagini chiesta nelle scorse ore e nella quale compare anche il nome dell’ex sindaco Fabio Vincenti. Si tornerà in aula il 15 giugno.

 

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