2 giugno, patria e legalità. L’appello del Prefetto: “sforzo collettivo contro la mafia”

LECCE – E’ il giorno della patria comune. È il giorno in cui recuperare il senso del rispetto e della capacità di ascolto e confronto. Questo rimarca il prefetto Claudio Palomba nel discorso tenuto in mattinata davanti alla platea del Teatro Apollo a Lecce, dopo le celebrazioni per la Festa della Repubblica in una Piazza d’Italia ritornata a splendere dopo i lavori.

I riti della cerimonia, in occasione anche della ricorrenza dei 70 anni della Costituzione, hanno visto la partecipazioni di tutti: autorità e istituzioni militari, associazioni combattentistiche e scolari, tanti cittadini. Nel teatro cittadino, oltre alla consegna di 20 onorificenze, la necessità di una riflessione ficcante sul senso di questa giornata in questo territorio, che dalle scorse ore esprime anche una ministra, Barbara Lezzi, a cui è andato un applauso oltre agli auguri rivolti a tutto il nuovo governo Conte.

Parte dal tema del lavoro, Palomba: qui ce n’è troppo poco e questo genera sfiducia verso le istituzioni. Ma disagio e arretratezza economica alimentano anche altro, sono linfa per la criminalità. “Gli elevati tassi di disoccupazione non solo giovanile e le quotidiane problematiche – ha spiegato il prefetto – contribuiscono fortemente ad aumentare il senso di sfiducia. È necessario l’impegno di tutti. Sono quasi quotidiani gli incontri in Prefettura con organizzazioni sindacali e lavoratori che, in alcuni casi, raggiungono la soglia dei sessant’anni. Chiedono con dignità a dir poco commovente di poter lavorare e non di avere sussidi e ammortizzatori. E dietro di loro ci sono le famiglie, i figli. Il circolo vizioso del disagio e dall’arretratezza economica alimenta anche la criminalità, che ostacola lo sviluppo delle imprese e provoca nuovo disagio sociale. Adesso – ha rilanciato Palomba – a quel circolo vizioso dobbiamo sostituirne uno virtuoso di lotta alla criminalità e alle prassi illegali, per creare condizioni propizie ad una maggiore sicurezza e fiducia”.

Mette in guardia, il prefetto, dai pericoli più subdoli, che rischiano di tirare dentro al vortice malavitoso soprattutto i giovani.  “Si sono, purtroppo, riscontrate – ha rimarcato – pericolose contiguità tra imprenditoria, politica e organizzazioni criminali. Nei giorni scorsi, peraltro, alcune attività dell’Autorità giudiziaria hanno messo a nudo le proiezioni dei clan nel sistema del gioco d’azzardo e addirittura nel mondo del calcio dilettantistico, ampiamente popolato dai giovani. Lo sport è rispetto delle regole, degli avversari e deve unire gli individui. Usare dei giovani per creare consenso sociale da parte di appartenenti alla criminalità è un sistema che va assolutamente debellato“.

E il suo alla fine si fa appello, monito: “la sicurezza – dice – non è solo questione di prevenzione e repressione, ma serve lo sforzo collettivo e che ognuno faccia la sua parte”.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*