Progettavano rapina ai danni di un ufficiale medico: 5 arresti

TARANTO- Tre persone in carcere, una ai domiciliari, e una costretta all’obbligo di dimora. È quanto ha disposto il Giudice per le Indagini Preliminari Tommasino nei confronti di cinque tarantini, gravemente indiziati, a vario titolo, di detenzione e porto in luogo pubblico di armi, ricettazione e detenzione ai fini di spaccio di cocaina, hashish e marijuana. L’operazione condotta dalla Squadra mobile della questura tarantina è stata battezzata “Crocodile”.

L’indagine ha preso avvio a seguito di un episodio avvenuto la notte del 23 maggio 2017, quando, al civico 8 di via Duca degli Abruzzi, era stata segnalata l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco. La porta di ingresso di uno studio di consulenza era stata colpita da otto proiettili, alcuni dei quali erano penetrati all’interno. Le indagini, avviate anche con immagini captate da vari impianti di videosorveglianza, sono state fin da subito indirizzate nei confronti di uno degli arrestati, cui risultava riconducibile l’auto utilizzata.

L’attività che ne è scaturita -intercettazione telefonica ed ambientale- ha fatto emergere il pieno coinvolgimento dell’uomo nella detenzione di armi, nonché, insieme a dei collaboratori, in un’articolata e sistematica attività di spaccio, fatta di contatti telefonici in orario notturno con tantissimi soggetti, molti dei quali segnalati come consumatori o condannati per spaccio. Nonostante le precauzioni che lui raccomandava di adottare ai suoi interlocutori , ad esempio comunicare tramite WhatsApp per evitare intercettazioni, e nonostante l’uso di parole in codice per indicare la sostanza stupefacente o il corrispettivo in denaro: “una ruota”, “…una ruota e mezza”, “vurpo/polipo”, “il biscotto”, “il marroncino”, “Tamaro”, “l’amaro”, “l’erba” e “la verde”, “birra”, “CD”, “coca-cola”, diversi sono stati i contenuti che lo hanno incastrato.

Fra i soggetti acquirenti anche un militare della Marina, cui l’indagato consigliava di desistere dall’uso di marijuana perché occorrevano una “ventina di giorni per smaltirla”, col rischio del licenziamento, laddove un minor tempo di smaltimento avrebbe richiesto la cocaina. In una conversazione intercettata a bordo della sua auto, l’indagato ha determinato il proprio volume di affari in 2.500 euro settimanali. L’indagine ha consentito di identificare anche i collaboratori che provvedevano alle consegne a domicilio dello stupefacente, traendone quale compenso denaro o droga, e ai quali il “capo” era solito impartire direttive, anche perentorie, prospettando un eventuale “licenziamento” se non vi si fossero attenuti. Un ruolo centrale lo ha infine ricoperto un quinto soggetto, soprannominato “Victor”, in grado di procurare grossi quantitativi di droga. Il gruppo aveva maturato nei suoi confronti un debito di 24.000 euro. Da qui il timore di una sua possibile reazione, e la necessità di risolvere il problema in un modo o nell’altro, ad esempio facendo rapine usando un “coccodrillo”, ovvero una pistola -da qui il nome dell’operazione.

“…perché ventiquattromila euro io sai quanti sono?… un chilo devi vendere… (…)…come devo fare?… Se poi non può essere mi metto il coccodrillo (ovvero la pistola) addosso e domani sera…come devo fare?… … dieci rapine devi fare per recuperare ventiquattromila euro” – così commentavano gli odierni arrestati. Particolare preoccupazione hanno suscitato le conversazioni in cui il principale indagato progettava una rapina a mano armata ai danni di un ufficiale medico, sempre per far fronte all’ingente debito maturato con “Victor”.

Il possesso di armi da parte dell’indagato è stato anch’esso provato da numerosi contenuti intercettati. Intanto, a seguito di una perquisizione effettuata a casa sua, si era vantato di averla fatta franca grazie all’aiuto della sorella, che aveva lanciato dalla finestra la pistola e altro materiale inserendoli all’interno di una federa di cuscino. Ma non sono mancati neppure contenuti in cui ha affermato di munirsi di due pistole in vista degli incontri con determinati soggetti o in cui ha esibito un campionario di armi ai suoi interlocutori, tra cui una pistola indicata, appunto, col termine “coccodrillo”.

 

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