Dialogo interreligioso, per una città più rispettosa delle diversità

LECCE- Tutti attorno allo stesso tavolo, nel nome di una Lecce più rispettosa delle diversità, più aperta, più equa. Il dialogo tra le comunità religiose che popolano la città diventano un impegno messo nero su bianco nel protocollo sottoscritto in mattinata presso l’Open Space di Palazzo Carafa.

L’obiettivo è “la programmazione e realizzazione di iniziative culturali, di conoscenza e di sensibilizzazione nella città di Lecce”, collaborando insieme, conoscendosi meglio, condividendo il valore del dialogo. Per cinque anni, almeno per iniziare, i rappresentanti, coordinati dall’assessora ai Diritti civili, Pari opportunità e Volontariato Silvia Miglietta, si riuniranno periodicamente. “Vederci convocati con questa bella proposta – ha detto Mons. Michele Seccia, Arcivescovo Metropolita di Lecce – è stato fondamentale perché ciò che era e continua ad essere un linguaggio prettamente teologico, ecclesiale o confessionale diventa anche un discorso politico, nel senso di quella Polis che deve pensare al Bene Comune, alla convivenza pacifica tra tutti i concittadini”. Oltre a lui e al sindaco Carlo Salvemini, a firmare il protocollo sono stati i pastori e rappresentanti della Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno, della Chiesa Evangelica Internazionale “Gesù è il Signore”, della Chiesa di Cristo, della Comunità Ebraica, del centro culturale islamico “Noi Salento”, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta Chiesa ortodossa di San Nicola – Lecce, della Chiesa Valdese. Si aggiungerà nei prossimi giorni anche il rappresentante della Comunità Tamil dello Sri Lanka.

“Sono un laico e considero importantissima l’esperienza religiosa per la nostra comunità – dichiara il sindaco Carlo Salvemini. L’Amministrazione deve incoraggiare e rafforzare le occasioni di dialogo proponendo un atteggiamento costruttivo con il quale superare ogni tentativo di introdurre i germi dell’intolleranza nel tessuto sociale. Come Istituzione siamo convinti di poterci porre come riferimento, dando l’esempio e mostrandoci noi per primi aperti al dialogo, in modo che diventi più semplice per tutti i cittadini, al di là del credo religioso, confrontarsi e rispettarsi”.
“Con questo percorso avviato qualche mese fa – dichiara l’assessora ai Diritti civili, Pari opportunità e Volontariato Silvia Miglietta – che oggi ha portato alla sottoscrizione del Protocollo, abbiamo voluto segnare la presenza della politica che si mette al fianco delle comunità religiose, riconoscendo l’importanza del lavoro che svolgono sul territorio e impegnandosi a promuovere insieme a loro la cultura del dialogo e dell’inclusione. Solo la conoscenza reciproca può favorire il dialogo e abbattere ogni forma di pregiudizio e di violenza”.

“È la prima volta – dichiara il Pastore Pino Neglia della Chiesa di Cristo – che un’Amministrazione comunale ci apre le porte e prende atto dell’esistenza del mondo a- cattolico presente sul territorio. Ringrazio l’assessore Miglietta che ci ha guidato per mano. Questo incontro può portare a risolvere problemi di natura pratica, come quelli che si verificano spesso in occasione del funerale, che non è una cosa affatto banale”. “Difficilmente riusciamo ad avere dei rapporti con le istituzioni – dichiara il Pastore Tommaso Carpino della Chiesa Evangelica Internazionale “Gesù è il Signore” – il fatto che l’Istituzione oggi riconosca le minoranze presenti sul territorio è un fatto importante e di democrazia. Spesso, anche dal punto di vista pratico, troviamo dei muri insormontabili anche per le azioni più semplici, e siamo felici di aver trovato oggi persone che con sensibilità si impegnano a fare quanto possibile per superare questi muri”. “Credo sia la prima iniziativa in Italia di questo genere – dice il Professor Furio Aharon Biagini della Comunità Ebraica – con questo atto oggi torniamo in una città dalla quale siamo stati cacciati nel 1540. È significativo che questa presenza sia nuovamente riconosciuta sul territorio: l’impegno dell’Amministrazione e della politica è sempre importante nel perseguimento dell’integrazione, dell’accoglienza, della solidarietà e dei fattori pratici e ideologici che grazie a questo impegno possiamo affrontare con più serenità”. “Sono particolarmente grato per il nostro coinvolgimento in questo progetto – aggiunge il Pastore Teodoro Mauro della Chiesa Valdese – che ci riconosce nonostante nel Salento non ci sia una vera e propria Chiesa Valdese, la cui testa è a Brindisi. Quello che parte oggi va in controtendenza rispetto a ciò che accade nel resto del Paese e dell’Europa, dove spesso la politica tende a guadagnarsi facili consensi andando anche contro la conciliazione tra le culture. L’ecumenismo religioso deve invece portarci ad agire insieme per la giustizia e per la pace”.

“Questa è un’evoluzione bella e positiva della politica in Italia – dichiara il Pastore Gioacchino Caruso della Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno. Come Chiesa Avventista per cui salvezza significa guarire il corpo e la parte spirituale, ci siamo impegnati spesso nel mondo nella lotta contro le dipendenze. Ora siamo qui per dare il nostro contributo a questa Amministrazione e siamo felici che ci sia data questa opportunità”. “Voglio ringraziare la chiesa Cattolica – dichiara la professoressa Isabella Oztasciyan Bernardini d’Arnesano della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta Chiesa ortodossa di San Nicola – Lecce – che ci ha messo a disposizione un luogo di culto. Ci riempie di gioia che il Comune di Lecce abbia avuto la sensibilità di fare questo protocollo anche con noi”. “Questo è il coronamento di un percorso di molti anni di avvicinamento tra popoli e culture – dichiara l’Imam Saifeddine Maaroufi del centro culturale islamico “Noi Salento” di Lecce – ma il supporto di questa Amministrazione ci dimostra quanto questa crede davvero alla necessità di un riconoscimento reciproco. É necessario che chi ha questo ruolo sia portavoce di questi intenti. Chi amministra fa anche da giudice e pacificatore per coloro che cercano di fare il bene”.

 

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