Tap, il costituzionalista: “Il linguaggio del prefetto offende la democrazia”. Battaglia in Ue

MELENDUGNO- Da accademico, si è messo a disposizione, gratuitamente, per la causa. E su Tap porta avanti una battaglia difficile a livello europeo, con il supporto però di 1500 cittadini, oltre ad associazioni e comitati. In mattinata, Michele Carducci, ordinario di Diritto Costituzionale comparato all’UniSalento, non ha risparmiato una critica dura al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, per l’ultimo decreto che ha introdotto restrizioni alla circolazione fino al 25 aprile, per consentire a Tap l’espianto di ulivi nell’area che poi è finita sotto sequestro. “In quel provvedimento – dice Carducci durante la conferenza stampa nell’aula consiliare di Melendugno – si parla di ‘cosiddetto Movimento e Comitato noTap’. Non è  un ‘cosiddetto’. I cittadini non sono ‘cosiddetti’. Sono cittadini. Però lo ha scritto un prefetto, il rappresentante del governo. Per quelle che sono le mie scarse capacità di studio del diritto, non era mai successo.  Mai. Questo è offensivo, verso noi stessi. Non da parte del prefetto verso di noi, perché anche il prefetto è un cittadino, ma io non mi sarei mai permesso di definirlo un ‘cosiddetto cittadino’. Eppure, è scritto e in nome di quello si è assunta una misura restrittiva. Questo linguaggio è sintomatico di un atteggiamento che offende la democrazia”. 

Carducci sta curando ricorsi paragiurisdizionali dinanzi a diverse istituzioni europee. In primis, al Comitato di controllo della Convenzione di Aarhus, che a suo avviso sarebbe stata ampiamente disattesa, visto che è stata saltata l’opzione zero, la partecipazione dei cittadini prima di decidere e non a cose fatte. Saranno chiamati a rispondere lo Stato italiano e la stessa Ue. “Da luglio – ha detto il costituzionalista – ciò attirerà altre iniziative a catena e questi procedimenti potranno essere la base di successive impugnazioni europee o internazionali”.

Si esplora ogni possibilità: ricorsi alla Banca europea degli investimenti, al Mediatore europeo, alla Commissione Europea; denuncia popolare al Tribunale permanente dei Popoli, con la richiesta di riunione congiunta al Tribunale della Madre Terra, oltre che al relatore speciale Onu sui Diritti umani e altro ancora. Si vuole denunciare la violazione degli Accordi di Parigi che dal 2015 sono vincolanti. “Siamo di fronte a un problema di sistema – spiega Carducci – in ordine al rapporto tra democrazia, territori e cittadini sulla costruzione di un futuro compatibile con l’ambiente. È il primo caso che si presenterebbe su questo fronte”.

In base alle agende delle istituzioni sollecitate, l’avvio del primo procedimento è fissato nel luglio prossimo. I tempi sono minimo di due anni per avere “riscontro – è convinto Carducci – delle ragioni della bontà civile di questa battaglia che è la rivendicazione del diritto alla democrazia e non una sindrome Nimby come viene definita”.

 

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