“Ancora un migrante in bici in un mortale”, le associazioni tuonano contro psicosi e pregiudizi

LECCE – Un terribile incidente poco dopo le 21.30 che ha spezzato due vite e non è sempre vero che la compassione non ha misure diverse, o meglio colori diversi.

Sulla Lecce-Melendugno a tarda sera lo scontro tra una moto e una bicicletta non ha lasciato scampo ad Antonio Maniglio, 46enne di Calimera, e un 20enne originario della Guinea e ospite presso un centro d’accoglienza di Acquarica di Lecce. Per alcuni è stato sufficiente leggere i primi dettagli dell’incidente, la cui dinamica è ancora poco chiara, per poi esprimersi con opinioni che pesano come sentenze.

La bicicletta sulla quale viaggiava il migrante in realtà è risultata regolarmente provvista di luci, lui indossava il giubbino catarifrangente e non è il primo caso di ospite in centri d’accoglienza a spirare sull’asfalto a bordo della due ruote. Ed ecco che la caccia al capro espiatorio la restituiscono i commenti social (in coda alla notizia) dove si legge che “ancora una volta un nero al buio è responsabile di una tragedia”.

Una psicosi ingiustificabile” dicono chiaro e forte le associazioni che dell’accoglienza si occupano da anni e che parlano di una vera e propria “fobia migrante” pronta ad essere tirata fuori dal cilindro in situazioni come questa.

L’idea del migrante che va in giro a provocare incidenti è dilagante -commenta dal Gus Andrea Pignataro e così l’idea della fatalità, quando c’è di mezzo uno straniero, cede il passo alla caccia alle streghe. Ed è davvero triste che anche dinnanzi alla morte si facciano due pesi e due misure. Dall’altra parte sono anni che chiediamo di istituire un registro delle associazioni che si occupano di accoglienza e un protocollo più rigido inerente le dotazioni in tema sicurezza. Anche su questo ci sono lacune da colmare“.

Dello stesso avviso Elisabetta Guerrieri, dell’associazione culturale “Rapsodia 8.9“: “è incredibile -dice- come la strumentalizzazione non guardi in faccia a niente e a nessuno. L’associazione migrante-insicurezza è sempre più ricorrente. È una questione principalmente culturale. E poco importa in fondo se la strada fosse insicura -conclude- quando si sa già chi mandare alla gogna“.

 

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