Resa nei conti nel Pd: in Puglia -5% della media Nazionale. La base: “Qualcuno ce lo spieghi”

LECCE- La riflessione sarà ampia e articolata, sociologica oltre che politica. Ma dovrà partire dai numeri, anche quelli che fanno la differenza tra la situazione a livello regionale e il resto. Nel Pd inizia la conta e tutti – base, eletti, esclusi – si aspettano la convocazione a stretto giro delle assemblee provinciali e regionali. Le percentuali dicono che i democratici hanno perso. Ma qui più che altrove: il Pd pugliese, con il suo 13,6 per cento, è oltre 5 punti percentuali sotto la media nazionale del 18,7. Nei collegi salentini viaggia tra il 13,87 della Camera e il 14,38 del Senato.

“Di fronte a questi numeri – incalza Ada Fiore, candidata all’uninominale nel collegio di Casarano – qualcuno ci deve spiegare cosa è successo. Perché in una regione a guida Pd qui si registra questo calo. È evidente che qualcuno ha giocato a distruggere il partito. Agli slogan del M5s abbiamo risposto con le contrapposizioni. E lo abbiamo percepito noi che siamo stati in trincea. Qui non si sa mai se chi ti sta accanto è con te o contro di te”.

Rincara la dose l’ex deputato Fritz Massa, non ricandidato, che non le manda a dire a Francesco Boccia, fedelissimo del governatore Michele Emiliano ed eletto nel Salento al plurinominale: “mi pare complicato continuare a vagheggiare di un modello Puglia, che, evidentemente, se pure esiste, è certo che non convince. È quello che ha fatto Boccia in campagna elettorale e se non si fa sentire nel Salento non è una tragedia. Credo però che si debba dare conto dei voti e ci aspettiamo di essere convocati in assemblea a stretto giro. Il governo del partito a livello regionale è evanescente. La Puglia ha bisogno di un Pd che sappia essere da stimolo e critica verso il presidente della Regione. Ho chiesto invano per due anni che gli organismi dirigenti si riunissero ma nulla. Solo ora il segretario regionale Marco Lacarra critica Emiliano: forse l’elezione al Parlamento gli ha dato più coraggio”.

Sandra Antonica, membro della segreteria regionale, conferma che nei prossimi giorni il partito sarà riunito, ma pone i puntini sulle i: “piuttosto che concentrarci sulle differenze all’interno, dobbiamo pensare ad altro, alla valanga che ci ha travolto tutti senza differenze. Ora i gruppi dirigenti hanno la responsabilità di leggere il dato e trovare soluzioni negli organismi di partito”.

Per la giornata di mercoledì è convocata la segreteria provinciale. E mentre Sergio Blasi, sconfitto nel collegio camerale di Nardò, dice di non avere niente da dichiarare, Salvatore Capone, perdente all’uninominale di Lecce, va cauto: “al di là anche di eventuali rivolgimenti di leadership che dovessero verificarsi, è importante che proprio questo elemento venga assunto dalla nostra comunità politica per ritrovare al nostro interno fiducia e forza. Ci sarà tempo per un’analisi del voto non consolatoria né sbrigativa”.

Sempre a Lecce, il segretario cittadino del Partito Democratico Maurizio Deta, invece, rimarca il fatto di essere secondi in città, “ con il 16,77% del consenso, raddoppiando il risultato delle amministrative del 2017 pari al 8%”. Risultato, “pur insufficiente”, ma comunque considerato positivo e attribuito alla politica del sindaco Salvemini. Le differenze all’interno, in ogni caso, restano profonde. Teresa Bellanova, sconfitta nel Leccese ma che in Parlamento entrerà grazie alla candidatura al plurinominale a Bologna, rimarca che agenda e programma di M5s e Lega sono “incompatibili con le scelte finora assunte dal Governo a guida Pd”. Quindi, si resta all’opposizione. Emiliano, invece, apre ai pentastellati: n governo con Di Maio e il Pd,a suo avviso, è “l’unica strada per ripartire. Dobbiamo dare l’appoggio esterno a un governo dei 5Stelle, che con questa vittoria hanno diritto di governare”.

 

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