Infertilità, i medici a imprese e istituzioni: “diamoci da fare”

LECCE – Nel Salento potrebbe non essere fertile un uomo su due e così i medici fanno appello alle istituzioni tutte, perchè la questione riguarda tutti. Il dato choc emerge dalla prima fase dello studio sull’infertilità condotto nelle province di Lecce e Brindisi dal Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Casa di Cura Petrucciani di Lecce. I medici, non a caso, hanno chiamato a raccolta per questo sabato Asl, magistratura, ordine dei medici, Confindustria, perché non si può più attendere, urge correre ai ripari.

E questo prevede di imboccare principalmente una strada: risanare l’ambiente. E non è solo questione di aria che si respira. Gli inquinanti nei campi, nel cibo, la spazzatura per strada, gli incedi di materiale plastico e rifiuti, gli sversamenti che interessano la falda sono tutti fenomeni sotto accusa.

La ricerca è in divenire, iniziata a luglio e probabilmente verrà ultimata nella prossima estate. Su cento soggetti valutati, ben 46 hanno presentato una significativa riduzione del numero, della motilità e della morfologia degli spermatozoi rispetto ai parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un dato ancora parziale ma così netto da non poter essere taciuto. Ci colloca ai livelli della Terra dei Fuochi.

A questo, per completare il quadro, si aggiunge lo studio condotto nel 2012 dall’Università di Bari: nella zona di Brindisi e Taranto, l’infertilità di coppia è pari al 20/25 per cento, dieci punti percentuali in più rispetto alla media nazionale che è del 15 per cento e con un picco di menopausa precoce nelle donne del +26 per cento nella sola area a 20 chilometri da Taranto.

Sotto accusa, stando ai dati, anche gli ambienti di lavoro: tra i più esposti ci sono pizzaioli, tipografi a contatto con il mercurio, operai di aziende calzaturiere o che lavorano i metalli. Non a caso il punto di partenza dell’indagine è stata la considerazione dell’esistenza sul territorio ionico-salentino di grandi aziende che per la loro attività produttiva e per i loro prodotti di scarto potrebbero influire sulla salute riproduttiva.

Al momento, si stima che sul territorio circa il 15 per cento delle coppie in età fertile abbia problemi di concepimento.

 

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