Omicidio Noemi, il meccanico interrogato per tre ore e mezza: “Un castello di sabbia”

LECCE- “Risponderò alle domande del pm e poi vedremo come andrà a finire questo castello di sabbia orchestrato da un burattinaio”. E se incontrasse Lucio in questo momento? Cosa gli direbbe? “Gli sputerei in faccia”. Queste le parole di Fausto Nicolì il meccanico di Patù tirato in ballo da Lucio, presunto assassino di Noemi Durini, con una lettera scritta dal carcere di Cagliari e consegnata alla Procura. Secondo  il 17enne l’assassino di Noemi sarebbe proprio lui.Una lettera che ha messo in moto un nuovo filone dell’inchiesta. Il meccanico è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario ed oggi si è presentato in tribunale insieme al suo avvocato Luca Puce per rispondere alle domande del pm Donatina Buffelli che coordina l’indagine.

Un interrogatorio fiume durato oltre tre ore e mezzo, dalle 10 20 del mattino sino a qualche minuto prima delle 14. Secche le sue risposte: “Non c’entro nulla con questa vicenda. Sono stato tirato in ballo senza alcun motivo”. Ed è proprio questo il punto focale  sul quale gli inquirenti si sono concentrati: perché Lucio avrebbe fatto proprio il suo nome ? Domanda alla quale lo stesso Nicolì non può dare una risposta certa, ma solo ipotesi: io conoscevo Noemi, o forse sono un facile bersaglio per i miei precedenti con la giustizia.

L’interrogatorio si è svolto alla presenza del pm del Tribunale per i Minori , la dottoressa Carbonara e dei carabinieri del Nucleo Investigativo al comando del maggiore Paolo Nichilo che hanno in mano le indagini.

Un interrogatorio fiume alla fine del quale Nicolì si è detto assolutamente tranquillo. Il suo legale chiede ora l’archiviazione.

 

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