Omicidio Manca: il Riesame conferma il carcere per i tre indagati

LECCE- Carcere confermato per i tre presunti assassini di Gabriele Manca, il giovane trovato senza vita il 5 aprile del 1999 in campagna lungo la Lizzanello-Merine, a ridosso di un muretto a secco. Il Tribunale del Riesame ha confermato la tesi dell’accusa e respinto le richieste di scarcerazione dei legali, gli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti, Umberto Leo e Fulvio Pedone. In realtà i tre indagati per il sanguinoso fatto di sangue avvenuto ben 19 anni fa in carcere ci stanno già per altri reati. Si tratta di Omar Marchello, 39enne di Lizzanello, Carmine Mazzotta 44enne di Lecce, e Giuseppino Mero, 53enne di Cavallino. Ai tre l’accusa di concorso in omicidio è stata notificata dietro le sbarre il 3 gennaio scorso dopo le indagini dei Ros. Con loro anche un quarto complice attualmente libero. secondo il gip non sussistono le esigenze cautelari .

A dare la svolta alle indagini, che già all’epoca avevano inquadrato il contesto criminale nel quale era avvenuto il fatto di sangue, sono state le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia: Alessandro Verardi, ex esponente di spicco della frangia del sodalizio mafioso attivo su Merine, Lizzanello e Cavallino, sgominato in più operazioni di polizia e carabinieri. Il suo racconto, al quale naturalmente sono seguiti i riscontri degli investigatori, è stato dettagliato. Verardi ha riferito che a decidere per l’eliminazione fisica di manca furono Marchello e Mazzotta. All’agguato partecipò anche Mero che attirò la vittima nella campagna dove poi fu ucciso. Già nel 2015 erano state raccolte dichiarazioni da parte di alcuni personaggi indagati in una serie di operazioni.

Uno di questi ha nei giorni scorsi ritrattato la sua testimonianza: una frase che avrebbe sentito proprio da Marchello gli avrebbe detto, dopo un’aggressione alla quale aveva assistito: “Tu non hai visto niente, altrimenti ti faccio fare la fine che ho fatto fare a Gabriele Manca , mangiato dai cani nelle campagne”. Una frase detta solo perché provavo antipatia per Marchello, ha raccontato al procuratore guglielmo cataldi ritrattando tutto. Una marcia indietro che gli è costata una denuncia per calunnia ma che rientrerà nel fascicolo dell’indagine. Manca quando fu ucciso aveva soltanto 21 anni. Fu colpito alla schiena da una cal. 7,65, probabilmente mentre tentava di fuggire. Tra la vittima e Marchello non correva buon sangue. Due anni prima dell’omicidio Marchello era stato ferito al volto dalla vittima, poi additato da questa come un “infame” per aver sporto denuncia. Il tutto nell’ambito di un contesto criminale nel quale Manca aveva deciso, in autonomia, di spacciare nel territorio gestito dal suo rivale. Secondo l’accusa un movente più che valido per un omicidio.

 

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