Chiuso nei bagni pubblici, picchiato e umiliato: 15enne vittima dei bulli. Due arresti

NARDO’-Adescato davanti a scuola, costretto a saltare le lezioni e a seguire i due bulli che lo minacciavano, portato nei bagni pubblici del paese, chiuso dentro per 20 lunghissimi minuti. L’ennesima storia di violenza tra minori, dove ad avere meno di 18 anni sono sia la vittima che i suoi aguzzini, arriva da Nardò e si è consumata il 21 novembre scorso.  È stata scoperta solo per un caso: il filmato delle violenze è finito, un paio di giorni dopo, nelle mani della mamma della vittima, un ragazzino di 15 anni che tornato a casa, non aveva avuto il coraggio di raccontare nulla, nonostante lo spavento, l’umiliazione, e qualche ferita sul corpo.

Perché i due bulletti, di 15 e 17 anni, arrestati oggi su disposizione del pm Imerio Tramis della Procura per i minorenni. Non si sono accontentati di rinchiudere il ragazzino nel bagno, picchiarlo con calci e pugni e minacciarlo, ma la bravata l’hanno voluta documentare. Mentre uno dei due agiva, l’altro si era arrampicato sulla parete del bagno e dall’alto registrava con il cellulare. Il ragazzo è stato costretto anche a compiere atti di autoerotismo. Il video, nel giro di qualche ora, era su WhatsApp.

Un conoscente della famiglia della vittima ha riconosciuto il ragazzino e ha pensato di avvisare la madre. La donna è corsa dai carabinieri e ha denunciato tutto, e il 15enne ha poi confermato. Le indagini dei carabinieri di Gallipoli al comando del capitano Francesco Battaglia e di Nardò guidati dal Luogotenente Giuseppe Serio coordinati dalla procura dei minorenni sono scattate subito e si sono concluse con l’arresto dei due bulli che ora si trovano in una comunità.  I reati contestati sono plurimi: rapina, sequestro di persona, tentata estorsione ( i due pretendevano 10 euro per restituire il giubbotto e le scarpe che gli avevano tolto) ma anche violenza sessuale e pornografia. Gli arresti, come spiegato dal comandante del nucleo investigativo di Lecce Paolo Nichilo, sono scattati anche perché il ragazzino proprio alcuni giorni fa era stato nuovamente avvicinato e minacciato di nuove ritorsioni se non avesse ritirato la denuncia.

 

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