Palazzi di via Brenta, chiesta condanna a 6 anni anche per l’ex sindaco Poli Bortone

LECCE- Inchiesta per i palazzi di via Brenta: invocata la condanna a sei anni di reclusione per l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone. La stessa richiesta di pena è stata avanzata oggi in aula dal pm Maria Vallefuoco per il suo consigliere giuridico Massimo Buonerba, per l’ex dirigente del servizio finanziario del Comune Giuseppe Naccarelli, per il legale rappresentante di Socoge Pietro Guagnano, per l’agente della Selmabipiemme Vincenzo Gallo. Assoluzione chiesta, invece, per l’ex assessore al Bilancio Ennio De Leo e per Maurizio Ricercato e Fabio Mungai, rispettivamente amministratore delegato e dirigente di SelmaBipiemme.

In aula, accanto al pm, anche il procuratore capo Leonardo Leone De Castris.

Le accuse a vario titolo per gli imputati sono di peculato tentato e consumato e abuso d’ufficio: secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, l’acquisto dei palazzi che ospitano la sede del tribunale civile venne deciso per favorire l’imprenditore Guagnano. La Socoge era la proprietaria dei due complessi edilizi, poi venduti alla Selma, che li ha ceduti in leasing a Palazzo Carafa attraverso un contratto molto più oneroso rispetto al valore reale. Il Comune si è impegnato a versare 2,5 milioni di euro all’anno per vent’anni, più una opzione di riscatto finale di 14 milioni.

Il Comune di Lecce e Selma si sono costituiti parte civile. Udienza aggiornata al 19 gennaio.

In tarda serata, Adriana Poli Bortone ha scritto una breve “lettera ai cittadini”, pubblicata sul suo profilo Fb. Come si legge, ha ribadito di essere in pace con la sua coscienza e di non aver arricchito nessun altro durante i suoi nove anni di amministrazione se non la sua città.

 

 

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