Omicidio Petrachi, in aula bunker la discussione sulla riapertura del processo

LECCE- Nel febbraio 2014 la condanna definitiva all’ergastolo per Giovanni Camassa. La parola fine alla vicenda del drammatico femminicidio della 31enne Angela Petrachi, avvenuto nell’ottobre del 2002 nelle campagne di Melendugno, dove fu ritrovato il corpo, la misero i giudici della Corte di Cassazione. Il nuovo legale dell’uomo, Ladislao Massari, è intenzionato però a riaprire il processo chiedendo nuove indagini e consulenze sul Dna che all’epoca dei fatti non furono eseguite. La richiesta avanzata dall’avvocato è quindi quella di riaprire il processo, con indagini più tecniche e scientifiche. In aula bunker si è svolta l’udienza durante la quale il legale di Camassa, che attualmente sconta l’ergastolo nel carcere di Lecce, ha chiesto ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di essere autorizzato a svolgere indagini genetiche ai fini della revisione della sentenza di condanna. Si tratta cioè di analizzare i reperti già in sequestro, come gli indumenti della vittima ed oggetti ritrovati sul luogo in cui il cadavere è stato rinvenuto. Analisi che all’epoca dei fatti non vennero eseguite. La Corte si è riservata la decisione e nei prossimi giorni ci sarà l’ordinanza.

L’agricoltore di Melendugno in primo grado era stato assolto. Il 3 luglio del 2012, la corte d’appello aveva ribaltato la sentenza, giudicandolo colpevole e condannandolo all’ergastolo. Verdetto confermato in Cassazione. Angela Petrachi era una giovane mamma di due figli. Aveva 31 anni. Il giorno in cui fu uccisa, uscì dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio e non vi fece più ritorno. Per due settimane di lei non si seppe più nulla. Il suo corpo fu trovato nelle campagne di Borgagne, frazione di Melendugno l’8 novembre. Era stata violentata e poi strangolata con i suoi slip. E l’assassino infierì anche con un coltello sul corpo della vittima.

 

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