Cassano torna in Forza Italia: “Con Renzi posizioni inconciliabili”. E lo seguono in 50

BARI – Le telefonate e le interlocuzioni sono iniziate all’indomani delle elezioni regionali. Due anni dopo, i tempi sono maturati al punto da ufficializzare la scelta: Massimo Cassano lascia l’incarico da sottosegretario del governo Renzi e torna in Forza Italia. “Ho cercato, da tempo, di convincere anche il mio ex partito che doveva uscire dal governo – ha spiegato il senatore – e che doveva soprattutto schierarsi con il centrodestra. Non è stato fatto, l’ho chiesto più volte e quando ho capito che non c’era questa volontà – ha concluso – ho deciso di uscire“. Il punto sarebbero posizioni “inconciliabili” con il governo, su alcuni punti centrali come la legge sullo Ius soli.

Regista del colpaccio che impoverisce l’ala moderata del centrodestra – che in Puglia sotto il nome di Area Popolare rispondeva al nome di Cassano – è il coordinatore forzista pugliese Luigi Vitali che ha già ufficializzato prossimi nuovi ritorni nel partito: “Oggi tornano in 20. Poi ci sono altre 30 persone e tutti gli altri amministratori che fanno parte del gruppo del senatore Cassano – ha spiegato -. Forza Italia è viva, vegeta, attrattiva, competitiva. Oggi in Puglia i sondaggi nazionali ci danno al 18-20 percento – ha aggiunto Vitali -, io credo che, con il ritorno del senatore Cassano, andremo oltre il 20″.

Con Cassano, dunque, tornano in Forza Italia amministratori e consiglieri, comunali e regionali, di Area popolare. Come Gianni Stea, pronto al passaggio in Consiglio regionale dove il gruppo spesso ha strizzato l’occhio al governatore – tanto da essere stati ritenuti prossimi ad un ingresso in giunta – ragione per la quale si è arrivati alla frattura.

Tutti benvenuti, aggiunge l’onorevole Francesco Paolo Sisto, ma senza pretesa alcuna: “Credo che questo sia un altro dei punti fondamentali che il presidente Berlusconi ha chiarito. Si torna, si torna ma punto. Ma questa è la fisiologia del ritorno in Forza Italia. Chi prima, era già in Forza Italia – ha concluso – deve avere il giusto riconoscimento”.

 

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