Inchiesta antiracket, il vorticoso giro dei parenti assunti

LECCE – Padri, madri, figli e figlie. Un vorticoso giro di parenti tutti “ingaggiati” come collaboratori del centro Antiracket Salento, con contratti a progetto che avevano uno scopo ben preciso: quello di emettere buste paga e false fatture per rendicontare e produrre documentazione fiscale necessaria per ottenere rimborsi.

Ma le attività rendicontate spesso, come accertato nel corso delle indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecce non corrispondevano ad attività realmente svolte, e molti soggetti nella sede leccese così come in quella di Brindisi, dell’Antiracket non ci avevano mai messo piede.

Alcuni troppo giovani, studenti ad esempio e impegnati a scuola o all’università, altri troppo anziani e residenti addirittura in altri comuni, altri ancora risultavano in servizio presso gli sportelli di Brindisi e di Taranto. “Significativi rapporti di parentela” li hanno definiti gli investigatori, che qualche dubbio lo hanno fatto sorgere da subito.

Le microspie piazzate nella sede di via De Simone hanno documentato chi effettivamente frequentava lo sportello e chi, invece, pur risultando lavorarci otto ore al giorno, in realtà non ci aveva mai messo piede. Così come spesso, sono stati documentati rimborsi benzina su auto che in realtà non si sono mai mosse.

Sui rapporti di collaborazione del tutto fittizi quindi, come scrive il Giudice e del fatto che la Guardia di Finanza avesse acceso un faro, la presidente dell’Associazione Maria Antonietta Gualtieri è ben consapevole. Preme su una sua collaboratrice per convincerla a dichiarare agli investigatori il fatto che non avesse orari ben precisi e che, anzi, lavorava più ore di quelle previste dal progetto.

Considerata l’esiguità dell’operatività dello sportello, secondo gli inquirenti, non vi era però, alcuna necessità di dare incarichi esterni o studi di progettazione. Ma si cerca qualunque escamotage pur di far cassa, evitando persino di pagare le bollette del telefono.

Nel corso di una conversazione intercettata tra Gualtieri e Naccarelli la presidente si lamenta perché la linea Adsl è troppo lenta e vorrebbe che fosse potenziata. Ma Naccarelli le consiglia di star zitta. Il regolamento comunale del 2012 infatti stabilisce che le tutte le utenze devono essere pagate dalle associazioni che detengono l’immobile. E invece, anche in questo caso, a pagare è Palazzo carafa. “E allora -risponde la Gualtieri- lasciamo così”.

 

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