Serravezza in condizioni critiche, appello di Sindaci e Prefetto per interrompere lo sciopero

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LECCE- Il dottor Giuseppe Serravezza, noto medico oncologo del Salento continua nello sciopero della fame e della sete. Una protesta, un grido di dissenso per fermare la realizzazione del gasdotto tap. Ma le sue condizioni peggiorano di ora in ora e nelle prossime ore non si esclude si debba arrivare ad un ricovero. Per questo il sindaco di Melendugno Marco Potì, facendosi portavoce dei sindaci No tap, in una lettera gli ha chiesto ufficialmente di interrompere lo sciopero così come ha fatto, in una telefonata in mattinata anche il Prefetto Claudio Palomba.

Pur esprimendo grande apprezzamento per un gesto volto a difendere “La dignità, la democrazia, la gente, l’ambiente, la salute, la bellezza di questa terra- scrive Potì- medici e gli stessi volontari della Lilt sono molto preoccupati delle tue condizioni di salute e sugli sviluppi di questa tua iniziativa e lo siamo anche noi. Voglio dirti-continua Potì- che ci servi ancora tanto, che il tuo sostegno e concreto contributo per condurre questa difficilissima battaglia è fondamentale. Ti prego con il cuore in mano, di sospendere, almeno per qualche ora lo sciopero della sete” . E poi l’impegno di Potì a mobilitare tutti i 97 sindaci del Salento, per intraprendere insieme un’azione comune a suo sostegno.  Anche il prefetto ha contattato Serravezza chiedendogli di interrompere lo sciopero, ma il medico non ha intenzione di fermarsi ritenendo che questo sia l’unico modo per far arrivare al governo il grido d’allarme per un territorio che sta morendo e che ha già pagato un prezzo troppo alto.

“Penso- risponde Serravezza ai sindaci e alle persone che in queste ore lo stanno contattando,  che chi è in condizione di dare un contributo più di altri, proprio per il ruolo sociale e civile che interpreta, debba farlo e farlo sino infondo, costi quel che costi…e poi lo devo a tanti miei pazienti che non sono più tra noi e che mi raccomandavano di fare tutto il possibile perchè la malattia non colpisca anche i loro figli”.

 

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