No Tap contestano il Prefetto: “basta trattare con i traditori”. Salta il concerto

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LECCE- La parola d’ordine resta sempre e solo una: “resistenza”. I manifestanti No Tap in mattinata lo hanno ribadito a squarciagola, lo hanno fatto acora una volta alle porte della Prefettura leccese. Oggi però la loro rabbia è doppia. “Non siamo sorpresi dall’atteggiamento della Multinazionale, che avrebbe agito a tradimento ce lo aspettavamo e come. Adesso a tradirci però sono le istituzioni, che piuttosto che mediare sembrano reggerle il gioco“. Non un boccone amaro da buttar giù, quella che temono oggi è una vera e propria coltellata alle spalle.

E così con il Prefetto Claudio Palomba chiedono un dialogo diretto, chiedono di poter essere ascoltati da chi deve farsi garante anche della volontà dei cittadini. Il messaggio è chiaro: “basta aprire le porte a trattative che sono solo bugie, basta rendersi complici di tutta questa violenza inferta al territorio“. A scendere in strada non sono solo coloro che notte e giorno presidiano il cantiere, sono anche le associazioni studentesche, il collettivo Terra Rossa, docenti, cittadini.

E poi c’è chi, come Lidia e Umberto, il Salento lo vivono solo nei mesi di villeggiatura. Nonostante questo sono qui, con un cartello appeso al collo che è una vera e propria dichiarazione d’amore ad una terra che “non possiamo a prescindere -dicono- lasciare in balia di questa crudeltà“.

A distanza di 4 giorni dall’1 maggio il Comitato No Tap annuncia il nulla di fatto per il concerto. Intanto la multinazionale Tap, con una nota ufficiale, denuncia il blocco di un’autobotte da parte dei manifestanti che, sempre in mattinata, avrebbero impedito il passaggio del mezzo, dunque la regolare irrigazione degli ulvi.
Un’altra conferma -scrive la multinazionale- della violenza di un piccolo gruppo che sottrae il territorio alle leggi della Repubblica. Un gruppo a cui– conclude- degli ulivi non importa nulla”.

 

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