Ansia da “mi piace” e social-patologie, dal Giappone al Salento allarme sindromi 3.0

LECCE – In Giappone per identificarli è stato coniato un temine ad hoc: “hikikomori“. Si tratta di adolescenti che nelle 4 mura della propria stanza, per mesi o addirittura anni, rifiutano la realtà per rifugiarsi nel mondo 3.0, dietro ad uno schermo. I primi casi sporadici in Italia sono stati diagnosticati nel 2007, adesso l’allarme si fa strada anche nel Salento, qui dove i casi limite approdano al Sert.
Ho avuto a che fare già con tre casi -racconta Giuseppe Pellegrino, psicoterapeuta del Sert di Lecceed erano situazioni davvero gravi. Si tratta di ragazzi dai 16 ai 18 anni che hanno iniziato a rifiutare ogni contatto con il mondo esterno, fino a manifestare sintomi depressivi. Preferivano stare al pc, chiusi nella loro stanza. Le famiglie erano disperate. Il disinteresse verso le reazioni amicali, il rifiuto del dialogo con la famiglia e il calo del rendimento scolastico sono campanelli d’allarme di un allontanamento dalla realtà che rischia di diventare ben presto patologico a tutti gli effetti”.
Questi sintomi, facilmente confondibili con quelli depressivi, hanno un’aggravante: la vergogna. Tanto più grande è la distanza tra la realtà idealizzata in rete e quella vera, tanto più grande è l’imbarazzo che si prova nello stare al mondo. Ad accoglierli tra le proprie braccia ci pensa l’universo virtuale, il risultato è l’isolamento. E così un click e la “favola” è pronta a trasformarsi in incubo, in silenzio e a tradimento.
Non finisce qui: crescono anche le ansie targate “WhatsApp” da “visualizza e non risponde”, le convulsioni da controllo di “mi piace” sul selfie del giorno. La paura di uscire senza il cellulare e sentirsi persi, riscoprirsi tristemente nessuno.
L’uso spasmodico della tecnologia ha partorito vere e proprie dipendenze -conclude il Dottor Pellegrino- e come quelle da droghe o alcol, anche queste innescano fenomeni come l’assuefazione e quindi le crisi d’astinenza. Si tratta di nuove realtà che anche l’universo scientifico si ritrova a dover riconoscere, dunque trattare”.

E.Fio

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*